Ha da passà 'a nuttata

I "Milionari" del Teatro di San Carlo di Napoli
sabato, 08 dicembre 2007

"chi si loda s'imbroda"

Lissner: "Qui va in scena la schizofrenia" La Repubblica

"Siamo i migliori, ci vuole una legge di riforma che riconosca alla Scala il ruolo che ha, come accade a Vienna e Londra"

di Paolo Zonca 

Stephane Lissner

Dopo un mese di trattative, dibattiti, minacce di scioperi e di contestazioni, la "prima" della Scala è salva, e stasera il sipario si alza sul Tristan und Isolde di Wagner. Una vittoria importante, certo, per il sovrintendente Stéphane Lissner, che ha gestito la crisi della Scala con moderazione. Ora, però, comincia per lui una doppia partita: da una parte c´è la discussione sul contratto integrativo aziendale, che inizierà il 17 dicembre. Dall´altra c´è una sfida ancora più importante: quella di ottenere dal ministero il riconoscimento della Scala come teatro nazionale.
«Quanto è accaduto in queste settimane solleva un interrogativo: siamo sicuri che tutte le fondazioni sono uguali? Non credo» dice Lissner. «A chi vengono fatte richieste per tournée in tutto il mondo? Alla Scala. Chi ha aumentato la produttività passando da 160 a 273 recite a stagione in pochi anni, quando altri teatri sono fermi a 100? La Scala. Chi ha oltre 450 mila spettatori? Chi può realizzare uno spettacolo come quello che va in scena stasera? A questo punto è necessario fare una riflessione seria su quale potrà essere il futuro di questa istituzione».
Il primo ostacolo è la Legge Asciutti, che le ha impedito di trattare l´integrativo e impone il blocco delle assunzioni.
«È una legge che pone dei vincoli. Tutta la vertenza mette in luce che la Scala non ha potuto rispondere con autonomia alla crisi. La modifica dell´Asciutti può essere un primo passo, ma non basta».
A cosa sta pensando?
«Ci vuole una legge di riforma che riconosca alla Scala il ruolo di teatro nazionale, come accade all´Opera di Vienna, al Covent Garden, come è successo in Francia per il Théatre d´Europe. Non pretendo che si faccia subito: ci vuole del tempo, almeno quattro o cinque anni, e io sono a Milano da due e mezzo. Nel passato ci hanno provato Ghiringhelli, Badini, Fontana. Ci sto provando anch´io. Forse ci riuscirà il mio successore. Mi piacerebbe che fosse un regalo per il 2011, per i 150 anni dell´unità d´Italia. Ma una cosa deve essere chiara: un giorno sarà troppo tardi per questo teatro».
Lei si è molto speso presso il ministero, e il 10 dicembre si discuterà a Roma un testo di modifica della legge. Non ha paura delle lungaggini burocratiche, dei ritardi?
«Il ministero ha preso un impegno, e io mi fido. Penso che entro dicembre sarà cambiata. Se questo non accadesse, la Scala finirebbe in un pericoloso "cul de sac"».

In questo caso si dimetterebbe?
«Non sono abituato a usare il ricatto: non dico, o ottengo questo, o me ne vado. Certo, però, si creerebbero grossi problemi».
La sospensione dei contributi della Pirelli può creare difficoltà finanziarie al teatro?
«Sono molto pragmatico: si tratta di 2,7 milioni di euro in meno per il 2008. La differenza andrà coperta con altri sponsor. Intanto c´è una buona notizia: l´azienda Mapei entra come socio fondatore con 5,2 milioni di euro per quattro anni. Ne troveremo altri. C´è chi pensa che ci sia disinteresse per la Scala: non è così. Non mi sento solo: il consiglio di amministrazione mi dà supporto, e a Roma ho trovato la corretta attenzione».
La vertenza degli ultimi giorni ha minato l´unità del teatro?
«Si è creata una certa schizofrenia: gli orchestrali che contestano sono gli stessi che poi suonano Wagner benissimo, e lo dice anche Barenboim. Io quella schizofrenia vorrei diminuirla. Soprattutto credo che si debba evitare che una parte del teatro si accanisca contro l´altra, che gli uni pensino che solo altri siano privilegiati».
Nell´assemblea di martedì, c´è chi ha proposto che il 7 dicembre sia tolto dal calendario sindacale. È d´accordo?

«Non dico né sì né no, ma la presenza del 7 dicembre ha qualcosa di deviante e danneggia le relazioni sindacali. Invece dovrebbe essere semplicemente un inizio di stagione. In un rapporto adulto tra teatro e lavoratori si potrebbe decidere insieme che è un´arma di pressione che non giova a nessuno».
Cosa pensa della protesta con il lutto al braccio?
«In un mondo dove ci sono tante morti dolorose, mi sembrerebbe di cattivo gusto. Spero che decidano di non farlo».

(07 dicembre 2007)

 


postato da: napoliopera alle ore 21:27 | link | commenti (7)
categorie: rassegna stampa
mercoledì, 05 dicembre 2007

Il capolavoro di Wagner ha aperto la stagione del Teatro di San Carlo
di Sandro Compagnone

Come in una litografia di Escher, la creazione artistica segue a volte strade in cui la precisione geometrica, a guardarla più da vicino, si trasforma nel suo contrario: come quelle minuziose scale del pittore olandese che si avvitano su loro stesse, e ti portano in alto se credi di scenderle. Lungo uno di questi percorsi s´è smarrito Federico Tiezzi, regista del "Parsifal" di Wagner che ha aperto la stagione del San Carlo; e mai smarrimento fu più benvenuto.
Aveva immaginato e promesso un allestimento in cui la vicenda del "puro folle", predestinato a salvare il Graal, seguisse la via dal buio alla luce, dal peccato alla santità, o (più modernamente) dalla confusione alla coscienza di sé, se non (psicoanaliticamente) dall´Es all´Io. Una narrazione ascensionale, per così dire. Ma Tiezzi, pur dicendosene consapevole e messaggero, non aveva fatto i conti con il potere della musica: che gli ha scardinato dall´interno il rigore intellettuale, lasciandolo sopraffare dall´istinto dell´artista. La messa in scena, così, si è sviluppata secondo cerchi concentrici e non lungo tappe di progressione; dilatando come in un sogno i significati manifesti e latenti della partitura, perdendosi gioiosamente nell´incanto e nella suggestione, dando evidenza teatrale al cruciale scambio di battute tra Parsifal e Gurnemanz: "Cammino appena, eppur mi sembra già d´esser lontano", "Vedi, figlio mio, lo spazio qui diventa tempo".
Il risultato, d´una risonanza interiore soggiogante, viene raggiunto in piena sintonia con Giulio Paolini, l´artista che ha realizzato le scene. Uno spazio ideale, "un Museo di scienze spirituali", secondo le sue parole, in cui si affollano libri dalle pagine bianche, simboli geometrici, e anche il cigno sacro ucciso da Parsifal ci appare come un quadro.
Ma il colpo di genio - che fa di questo spettacolo un autentico miracolo di espressività - sta nel non aver sostituito l´allusione al racconto, la citazione al brivido, il personaggio all´uomo: abbiamo così tutta la sacralità dello strepitoso finale del primo atto, le tentazioni sensuali del duetto Parsifal-Kundry, la semplice tenerezza del riscaldare il viso a chi giace nel freddo, una stretta di mano al vecchio maestro ritrovato. E ritorniamo a quel che dicevamo all´inizio: un tale equilibrio di mito e carne, di estasi mistica e gesto quotidiano, può realizzarsi solo se si lascia che la musica sconvolga i tuoi piani, e ti guidi quando più credi di stringerne le redini. Tiezzi e Paolini non hanno opposto resistenza, ed è nato un "Parsifal" perfetto.

Ma tutto questo sarebbe svanito nel nulla se sul versante musicale si fosse viaggiato a un passo più modesto. Il direttore Asher Fisch (israeliano, alla faccia dell´anti-wagnerismo più ottuso) ha affrontato la monumentale partitura scavandone il fascino arcano con mano sicura e sensibilità d´interprete, e al suo gesto l´orchestra ha risposto con colori e respiri di partecipe pertinenza.
Splendido il cast
, dal più applaudito, l´imponente Gurnemanz di Kristinn Sigmundsson, a Klaus Florian Vogt, un Parsifal volta a volta fanciullesco e ieratico; dal dolente Amfortas di Albert Dohmen all´invasata Kundry di Lioba Braun; dal tormentato Klingsor di Pavlo Hunka al
coro diretto da Marco Ozbic, rapinoso nelle due grandi scene del Graal.
Alla fine, dopo cinque ore, un vivo successo che solo un po´ di stanchezza non ha trasformato in trionfo.
(04 dicembre 2007)


postato da: napoliopera alle ore 22:38 | link | commenti (3)
categorie:
domenica, 25 novembre 2007

Napoli-Milano 1-0

Sandro Malatesta del Fials, il sindacato che riunisce gli orchestrali

«Scala, proposta di Rutelli non è soluzione»

«La sua lettera ha complicato le cose: i problemi di Milano si risolvono a Milano. Serve un emendamento alla Finanziaria sull'integrativo»

 

«Quella proposta da Rutelli non è una soluzione. La gente qui alla Scala è arrabbiata». Sandro Malatesta del Fials, il sindacato che riunisce buona parte degli orchestrali, non usa mezze misure per liquidare l'invito del vicepremier a evitare scioperi per aprire martedì un tavolo nazionale sul contratto e quelli locali sull'integrativo a partire dal primo gennaio. Sabato i sindacati interni del teatro si troveranno per discutere della lettera inviata dal ministro, ma Malatesta ha già le idee chiare. «Io andrò a dire quello che pensano i lavoratori. Rutelli ha fatto arrabbiare molti di loro perché pone problemi che non sono i nostri: qui la produttività è già aumentata». Per il sindacalista la lettera di Rutelli «ha addirittura complicato le cose: i problemi di Milano si risolvono a Milano e se la direzione non lo capisce, sbaglia». A suo avviso non servono un tavolo nazionale e una revisione della legge Asciutti quanto piuttosto un emendamento alla Finanziaria che sblocchi le cose perché «la gente ha seguito i lavori sull'integrativo per mesi e ha ragione di chiedere».

SGARBI VS MORATTI - Gli altri sindacati mantengono qualche cautela in più nelle dichiarazioni in vista della riunione di sabato (che serve a preparare il coordinamento nazionale di lunedì). Il primo a rompere gli indugi in mattinata è stato l'assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi, che ha detto di considerare quella del vicepremier «una soluzione che non risolve». Affermazione per nulla condivisa dal sindaco Moratti, presidente della fondazione Scala, che, dopo le dichiarazioni di Sgarbi, ha scritto un comunicato per sottolineare il suo «apprezzamento» dell'impegno di Rutelli alla ricerca di una corretta soluzione ai problemi sollevati dalle rappresentanze sindacali della Scala e degli altri teatri lirici. Anche la riunione dell'Anfols (Associazione nazionale fondazioni liriche e sinfoniche), a cui ha partecipato il sovrintendente Lissner, ha dato un giudizio positivo dell'iniziativa del ministro.

23 novembre 2007

 

 


postato da: napoliopera alle ore 21:04 | link | commenti
categorie: rassegna stampa
mercoledì, 21 novembre 2007

FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE: IL FUTURO È ALL’INSEGNA DELLA RESPONSABILITÀ E DELL’EQUILIBRIO

Pubblicato il 09/11/2007 DAL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA' CULTURALI

In relazione allo sciopero proclamato dai lavoratori del Teatro “La Scala” di Milano e che impedisce questa sera l’esecuzione del “Requiem” di Verdi con la direzione del maestro Daniel Barenboim, l’ufficio stampa del Ministero dei beni e delle attività culturali comunica quanto segue:

  1. la mancanza di una piattaforma contrattuale, peraltro già sollecitata dal Ss. di Stato Elena Montecchi da ultimo nel luglio di quest’anno, e dunque di un quadro negoziale definito tra le parti nel rispetto delle loro autonome prerogative, ha sinora impedito al Governo ogni valutazione in merito all’esigenza di eventuali modifiche alla normativa vigente, la quale detta specifici vincoli e condizioni alla contrattazione integrativa aziendale;
  2. sulla scorta del vigente quadro normativo, che prevede la piena autonomia anche patrimoniale delle Fondazioni lirico sinfoniche e che pone precisi limiti e condizioni alla contrattazione integrativa aziendale delle suddette Fondazioni, nonchè in assenza della necessaria piattaforma nazionale, esula dalle prerogative del Governo la possibilità di autorizzare specifici impegni unilaterali i quali, peraltro, necessitano di un ben più ampio e chiaro quadro di riferimento;
  3. qualsivoglia ulteriore misura che, nell’ambito della propria autonomia, le parti intendano proporre, laddove comportante l’incremento a regime dell’attuale struttura dei costi, non può non trovare un più generale avallo nella compatibilità economica e finanziaria dell’intero sistema delle fondazioni lirico sinfoniche e negli indirizzi nazionali di controllo della spesa pubblica;
  4. a quest’ultimo riguardo, il progressivo seppur ancora insufficiente reintegro del Fondo Unico dello Spettacolo, non può presupporre motivo per legittimare generiche aspettative, essendo tra l’altro legate alla sussistenza delle auspicate piattaforme.

LA VERTENZA ALLA SCALA -COMUNICATO

Dopo la rottura della trattativa iniziata ormai da diversi mesi per il rinnovo del contratto aziendale, avvenuta nel merito delle rivendicazioni proprie di questi contratti (orari, organici, normativa, salario) e lo sciopero del 9 novembre, le O.O.S.S. e le R.S.A. ed i lavoratori tutti si attendevano una disponibilità alla ripresa della trattativa stessa.
Nella giornata odierna ci è stato comunicato dalla Sovrintendenza, dopo una verifica con il Ministero competente, la non volontà di ripresa del tavolo
negoziale, anche per via del veto specifico del ministro Rutelli ed a causa della legge n.43 (ex decreto Asciutti)
Proprio questi impedimenti legislativi le O.O.S.S. e le R.S.A.contestano da tempo, in quanto impedimenti di dubbia legittimità ed oggi usati  strumentalmente onde impedire le effettive prerogative di una
contrattazione.
Eppure da tempo, in più sedi ed a più riprese, sin dal 5 ottobre 2006, ci vennero fornite ampie rassicurazioni circa la volontà di attuare un confronto e di onorarne i risultati.
Questo incomprensibile e burocratico diniego al confronto non lascia altra strada che quella della proclamazione dello sciopero sulla seconda prestazione della giornata del 17 novembre 2007, relativamente a tutte le attività programmate dal Teatro alla Scala, in sede e fuori sede.
Le Segreterie Territoriali
Le RSA del Teatro alla Scala
SLC-CGIL FISTEL-CISL UILCOM-UIL FIALS-CISAL

I SINDACATI NAZIONALI - ROMA 15 NOVEMBRE 2007 

COORDINAMENTO NAZIONALE FONDAZIONI LIRICO SINFONICHE

 

Esprimiamo apprezzamento per le quantità economiche previste ad integrazione ed implementazione del FUS che è un tangibile segno di controtendenza e forte discontinuità rispetto alla passata legislatura.

Riteniamo negativo ed errato intervenire in termini parziali sulla L.367/96 in modo non organico in ogni Finanziaria., o con percorsi legislativi impropri; è urgente, quindi, strutturare una iniziativa sindacale, da interfacciarsi con le Istituzioni tesa a fare un approfondito bilancio sugli effetti, a dieci anni dalla trasformazione degli Enti e ad indicare percorsi per mantenere unicità delle Fondazioni Lirico Sinfoniche.

Necessita urgentemente una definizione di un corpo normativo-legislativo compiuto ed appropriato sia per le Fondazioni sia per tutto il Comparto Musica dentro a coordinate definite in una strutturata riforma di Sistema per il Settore dello Spettacolo dal vivo.

In particolare è totalmente inaccettabile ogni iniziativa di smobilitare, chiudere o ridurre la consistenza dei corpi di ballo e la produzione di balletto in Italia (come segnalato anche recentemente nei nostri comunicati) Troppo spesso non sono rispettati i fini istituzionale e culturali delle Fondazioni, tra i quali rientrano a pieno titolo le attività di danza-balletto. La presenza o meno nei cartelloni di titoli di balletto prodotti dalle Fondazioni è lasciato al totale arbitrio e agli estemporanei interessi di singoli. Pertanto già nella Legge Finanziaria in discussione vanno introdotte modifiche all’art 49 bis ( testo Senato) che assegnino fondi specifici a sostegno delle attività di danza effettuati  dai corpi di ballo stabili delle Fondazioni Lirico Sinfoniche.

Consideriamo pesantemente negativa l’invasività legislativa che limita le nostre prerogative negoziali di primo e di secondo livello e ricusiamo tutti gli interventi impropri operati in questi anni (L.72 – L. 43, etc.), in particolare quelli riguardanti la contrattazione decentrata che, fatti salvi i principi relativi alla parità di bilancio e il non contrattare materie deputate alle prerogative di normazione nazionale, deve essere resa compiutamente agibile.

Il rinnovo del CCNL deve esplicitarsi e trovare equilibrate soluzioni nel tavolo di confronto naturale rappresentato dalle parti sociali e deve essere ricondotto alle proprie finalità per divenire elemento di solidarietà dell’insieme delle Fondazioni Lirico Sinfoniche e non solo.

Giudichiamo positiva la disponibilità espressa istituzionalmente di attivare al più presto un Tavolo Interministeriale  per affrontare le problematiche previdenziali e quelle relative agli ammortizzatori sociali per l’intero Settore dello Spettacolo. E’ improrogabile un intervento specifico a salvaguardia della professione di tersicoreo per la quale non è prevista dal 1 gennaio 2008 alcuna deroga rispetto alla normativa generale. Si condividono, a tal proposito, le iniziative legislative di natura parlamentare, in particolare i contenuti del PDL 2815 e del DDL 1762 sui quali si conferma il giudizio positivo già espresso dai Sindacati di categoria.

 

Esprimiamo solidarietà ai lavoratori della Scala impegnati a riaffermare titolarità imprescindibili, quali quelle negoziali, e ribadiamo che non possono assolutamente realizzarsi soluzioni di surroga di erogazioni unilaterali in pieno contrasto con l’agibilità negoziale collettiva nella contrattazione decentrata. 

Per le motivazioni che precedono, facendo seguito allo stato di agitazione dichiarato, il Coordinamento Nazionale proclama una giornata di sciopero nazionale per l’accoglimento delle richieste sopra esposte e per  l’abrogazione della legge 43 (Asciutti) e per sostenere compiutamente lo “sblocco” delle assunzioni nel rispetto delle piante organiche funzionali (art. 49 bis citato), con iniziativa pubblica da tenersi a Napoli.

Inoltre sono proclamate ulteriori giornate di sciopero articolato nelle realtà decentrate da tenersi in concomitanza delle prime rappresentazioni teatrali e da gestire sulle programmazioni territoriali delle singole Fondazioni Lirico Sinfoniche a partire dalla data odierna.

LE SEGRETERIE NAZIONALI SLC CGIL - FISTeL CISL-UILCOM UIL - FIALS CISAL

LA FINANZIARIA 2008

Art. 49-bis
(Disposizioni in materia di fondazioni lirico-sinfoniche)
1. Al decreto legislativo 29 giugno 1996, n. 367, sono apportate le
seguenti modificazioni:
a) all’articolo 12, comma 5, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole:
«una sola volta»;
b) all’articolo 21, comma 1, la lettera b), e` sostituita dalla seguente:
"b) dispone in ogni caso lo scioglimento del consiglio di amministrazione
della fondazione quando i conti economici di due esercizi consecutivi
chiudono con una perdita del periodo complessivamente superiore
al 30 per cento del patrimonio disponibile, ovvero sono previste perdite
del patrimonio disponibile di analoga gravita`";
c) all’articolo 21, comma 2, le parole «comunque non superiore a
sei mesi,» sono sostituite dalle seguenti: «non superiore a sei mesi,
rinnovabile
una sola volta».
2. Le modifiche di cui al comma 1, lettere a) e c) entrano in vigore a
decorrere dal 1º gennaio 2008. I commissari ed i consiglieri di
amministrazione che abbiano gia` superato il limite del mandato decadono con
l’approvazione del bilancio dell’anno 2007.
3. La modifica di cui al comma 1, lettera b), entra in vigore dal 1
gennaio 2009 e prende in considerazione, in sede di prima applicazione,
gli esercizi degli anni 2008-2009.
4. Per gli anni 2008, 2009 e 2010 alle fondazioni lirico-sinfoniche e`
fatto divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato.
Possono essere effettuate assunzioni a tempo indeterminato di personale
artistico e tecnico per i posti specificatamente vacanti nell’organico
funzionale approvato, esclusivamente al fine di sopperire a comprovate
esigenze produttive, previa autorizzazione del Ministero vigilante. Per il
medesimo periodo il personale a tempo determinato non puo` superare il
15 per cento dell’organico funzionale approvato.
26 Ottobre 2007 – 611 – 5ª Commissione
5. E`costituito presso il Ministero per i beni e le attivita` culturali un
fondo di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 al
fine di:
a) contribuire alla ricapitalizzazione delle fondazioni lirico-sinfoniche
soggette ad amministrazione straordinaria ai sensi dell’art. 21 del decreto
legislativo 29 giugno 1996, n.367
;
b) contribuire alla ricapitalizzazione delle fondazioni lirico-sinfoniche
che abbiano chiuso almeno in pareggio il conto economico degli ultimi
due esercizi, ma presentino nell’ultimo bilancio approvato un patrimonio
netto inferiore a quello indisponibile e propongano adeguati piani
di risanamento al Ministero per i beni e le attivita` culturali, nonche´ di
quelle gia` sottoposte ad amministrazione straordinaria nel corso dei
predetti
due esercizi che non abbiano ancora terminato la ricapitalizzazione.
6. Con decreto del Ministro per i beni e le attivita` culturali non
avente natura regolamentare il fondo di cui al comma 5 e` ripartito fra
tutti gli aventi diritto in proporzione delle differenze negative fra patrimonio
netto e patrimonio indisponibile, calcolate nella loro totalita`, e delle
altre perdite del patrimonio netto, calcolate nella meta` del loro valore. Il
predetto decreto e` adottato entro il 30 giugno di ogni anno a seguito dell’approvazione
da parte delle fondazioni lirico-sinfoniche dei bilanci consuntivi
dell’esercizio precedente e della presentazione di adeguati piani di
risanamento di cui al comma 5. Decorso tale termine, il decreto e` comunque
adottato escludendo dal riparto le fondazioni che non abbiano presentato
il bilancio consuntivo e il prescritto piano di risanamento.
7. Al fine di incentivare il buon andamento e l’imprenditorialita` delle
fondazioni liricosinfoniche, all’articolo 24 del decreto legislativo 29
giugno1996, n. 367, e successive modificazioni, e` aggiunto, in fine, il seguente
periodo: "Gli interventi di riduzione delle spese sono individuati
nel rapporto tra entita` della attivita` consuntivata e costi della
produzione nell’anno precedente la ripartizione, nonche´ nell’andamento positivo dei
rapporti tra ricavi della biglietteria e costi della produzione consuntivati
negli ultimi due esercizi precedenti la ripartizione"».
Conseguentemente, alla Tabella A, alla voce: Ministero dell’economia
e delle finanze, apportare le seguenti variazioni:
2008: – 20.000;
2009: – 20.000;
2010: – 20.000.

IL COMMENTO DEI GIORNALISTI

DATI DEL DEFICIT

San Carlo, il passivo è di 29 milioni

Il commissario Nastasi incontra i sindacati. Perdite per oltre 17 milioni assorbite nei bilanci secondo la Price Watherhouse
Donatella Longobardi  Il Mattino 21 novembre

Dopo mesi di attesa, ci sono le cifre. Il San Carlo ha un passivo di 29 milioni di euro: 16 per i debiti con l’Empals, 1 per vari tributi, 5 per un mutuo con la Bnl e 7 per il Tfr. Lo ha stabilito la Price Watherhouse, che ha cerificato la contabilità della Fondazione alla data dell’ingresso del commissario, il 3 agosto scorso. Questo buco potrà essere coperto dai fondi stanziati dalla Finanziaria per le Fondazioni commissariate. Sempre grazie alla Finanziaria, attualmente alla Camera, sarà anche possibile diluire nel tempo il pagamento dei debiti con l’Enpals. S’inizia, dunque, a intravedere una via d’uscita nella lunga crisi del teatro, da anni in una situazione di estrema precarietà. Lo ha comunicato ieri ai sindacati il commissario Salvatore Nastasi, che alla fine è sembrato abbastanza soddisfatto dall’esito della riunione. Ancora indecisione, invece, per la prossima «prima» del «Parsifal» il 2 dicembre, serata non di gala ma di normale abbonamento, cui dovrebbero prender parte, tra gli altri, il presidente Napolitano e il ministro per la Cultura, Rutelli. Secondo una agitazione sindacale decisa a livello nazionale, infatti, tutti i teatri lirici italiani dovrebbero scioperare il giorno della «prima» contro il decreto Asciutti che lo scorso anno apportò una serie di modifiche alle Fondazioni. A Napoli si dovrebbe anche svolgere una manifestazione nazionale dei sindacati di categoria, anche se proprio ora i problemi del teatro napoletano vedono una schiarita grazie all’intervento del governo. Più complessa, invece, la situazione alla Scala di Milano, dove i sindacati sollecitano l’approvazione di un integrativo che non può essere varato in assenza del nuovo contratto di lavoro del settore, scaduto da due anni.La questione divide i sindacati napoletani. Se la Cgil, infatti, dà appoggio alla posizione nazionale, da altre sigle arrivano i distinguo. Salvatore Luisi, segretario generale del Fistel Cisl, infatti, teme un «autogol». «Dobbiamo fare chiarezza - dice - e non farci strumentalizzare perché lo sciopero è sul decreto Asciutti, non su altri temi». Nettamente contraria la Uilcom con Domenico Cascone: «Dobbiamo tener presente la fase molto delicata che attraversa il teatro, non dimenticare che c’è un commissario». «È tutto da decidere su come attrezzarsi», osserva invece Franco Spizzica, della Fials Cisal, soddisfatto peraltro dagli esiti dell’incontro con Nastasi che ha annunciato di voler predisporre al più presto una pianificazione anche ecomomica fino al 2010, comprese le trasferte all’estero (Cina, Giappone) e le stagioni estive. In programma l’incremento delle produzioni - si riparla, per questo, di interventi struttuali al palcoscenico - e soprattutto del balletto, in questi ultimi anni limitato ad un solo spettacolo l’anno. «Ma abbiamo chiesto di coinvolgerci di più anche sui problemi quotidiani», aggiunge Mario La Penna della Uil, con contatti frequenti con la Rsu aziendale (tra le richieste del personale che pare si possano presto soddisfare, ci sono parcheggi da destinare anche al pubblico). L’importante, comunque, è che «finalmente, per la prima volta, abbiamo ottenuto attenzione massima sugli interventi», dice Barba, della Slc Cgil, mentre Uil e Cisl ricordano di aver spesso denunciato l’aggravarsi della spesa con il varo di allestimenti molto costosi, lo stesso dato rilevato dalla Price Watherhouse. Secondo la società internazionale di contabilità e revisione finanziaria, che ha setacciato i conti del teatro napoletano, infatti, le perdite assorbite nei bilanci sono di 17 milioni e mezzo. Un disavanzo aumentato vertiginosamente negli ultimi anni, quando sono state varate produzioni di grande valore artistico ma dai costi altissimi, che hanno contribuito ad intaccare ulteriormente la precaria situazione finanziaria fino ad azzerare la differenza tra il patrimonio del teatro e le passività, un fatto questo che ha determinato il commissariamento. Anche se la «fragilità patrimoniale» della Fondazione risale già alla sua nascita, nel 1998. E a un problema di fondo perché nel patrimonio della Fondazione San Carlo venne inserito il «valore d’uso» del teatro e non il valore effettivo dello stabile, preziosissimo, di proprietà del demanio.

LA PAROLA AI LAVORATORI ADESSO.......CHE FARE ?

                   

 


 

postato da: napoliopera alle ore 20:54 | link | commenti (4)
categorie:
domenica, 14 ottobre 2007

Il San Carlo non deve morire

Luca Del Fra
l'Unità 13/10/2007

Chiuderà il Teatro San Carlo di Napoli? La domanda la pone un lettore - la sua missiva è stata pubblicata ieri - e ha la sua urgenza. Da quando con un decreto del primo agosto il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli ha commissariato il teatro partenopeo, la situazione non sembra chiarirsi, anzi si è avviata verso uno stallo surreale. Le dichiarazioni d'intenti piovono da più parti e lo stesso Ministro in visita a Napoli per il neonato Teatro Festival Italia ha affermato: «Vogliamo restituire al San Carlo una amministrazione efficiente e il commissario Nastasi sta lavorando per uscire da questa crisi», per poi accomodarsi nella platea del teatro e assistere a uno spettacolo d'incantatori indiani di serpenti. Nel frattempo l'ex sovrintendente Gioachino Lanza Tornasi, che dopo il commissariamento era rimasto come consulente, si è dimesso il 30 settembre e durante la presentazione della stagione che si aprirà a dicembre ha dichiarato: «Qui oggi non c'è nessun rappresentante degli enti territoriali. La condizione napoletana non è di solidarietà, e dunque lascio». L'amarezza di Lanza è comprensibile, ma qual è la vera situazione del San Carlo? Il commissariamento di agosto trovava giustificazione ufficiale negli oltre 4 milioni di euro di passivo nel bilancio consuntivo 2006, ma i mali del San Carlo hanno radici più profonde: infatti, ciò che dovrebbe preoccupare di più è un debito di oltre 37 milioni di euro, a fronte di 5,7 milioni di crediti. Occorre tenere presente che i debiti a medio e lungo termine ammontano a 29,6 milioni, e una buona parte di questi dipendono da un Fondo Pensioni istituito negli anni 70, che essendo un Fondo senza fondi deve essere pagato dal teatro e costa oltre 2,5 milioni di euro l'anno (cifra cospicua paragonata ai 7 milioni di costi artistici della stagione, cioè le spese per gli spettacoli). Si aggiungano i tagli alla cultura del governo Berlusconi nella Finanziaria del 2006, per cui il San Carlo è stato deprivato dallo stato di 6 milioni di euro e si ha un quadro della situazione, ulteriormente peggiorata da un altro paradosso italico: il San Carlo non è proprietario del San Carlo, cioè la Fondazione San Carlo di Napoli non possiede il teatro ma ne è solo usufruttuaria e dunque lo stabile non fa parte del patrimonio. Ma in realtà la situazione di questa storica istituzione partenopea è incomprensibile se non è inquadrata nel passaggio alla gestione privata dei grandi teatri d'opera italiani, oggi Fondazioni, prima Enti lirici. La legge Veltroni-Melandri, ispirata alla Scala, ha avuto conseguenze sfavorevoli per le altre Fondazioni, in particolare quelle meridionali. L'apporto dei privati alla cultura è stato deludente, e la legge, anche al di là delle sue intenzioni, si è dimostrata un alibi per un progressivo disimpegno dello stato. Così oggi le Fondazioni che riescono a vivacchiare sono quelle supportate energicamente da Regioni, Province e Comuni di appartenenza. Purtroppo una politica localistica e un po' cieca ha preferito sponsorizzare più che altro manifestazioni canzonettistiche o di chiaro stampo populista e auto-promozionale dell'amministratore di turno, abbandonando storiche istituzioni sulle quali i pochi privati disposti a investire non di rado vogliono allungare le mani. A questo punto è giusto rispondere ai dubbi del nostro lettore facendo una previsione: no, il Teatro San Carlo non chiuderà. Nei meandri parlamentari della legge Finanziaria del 2008 si troverà una maggioranza trasversale per votare un emendamento che lo salvi. Ovvio, sarà una pezza e non un vero risanamento e avrà anche un prezzo politico: al posto di un uomo di cultura come Lanza Tornasi, che è pure di sinistra, si sceglierà un travet, se non di destra almeno vacillante tra le due ali.
Il Mattino di Napoli in data 13 settembre ha fatto il toto nomine: Filipppo Zigante, Renzo Giacchieri, Canessa Jr e Maurizio Pietrantonio. Se i nomi fossero questi occorrerebbe chiedersi: può da loro venire una buona notizia per il teatro fondato dai Borbone?


postato da: napoliopera alle ore 22:20 | link | commenti (14)
categorie: rassegna stampa
venerdì, 12 ottobre 2007

NO ALLA CHIUSURA DEI CORPI DI BALLO

Roma, 11 ott.- (Adnkronos) - ''Recentissimi pesanti segnali ci arrivano da piu' parti a riprova di quanto denunciato nei mesi scorsi dalle organizzazioni sindacali: molte compagnie di balletto delle Fondazioni Liriche italiane rischiano la chiusura. Pur registrando positive discontinuita' rispetto alla precedente legislatura di centro destra nella stesura della legge di bilancio, sia nel parziale reintegro del FUS (peraltro ancora distante dai parametri di investimento europei), sia con l'introduzione di ''agevolazioni'' di natura fiscale per chi investe in cultura, permangono e si aggravano linee di tendenza negative verso il settore della danza e dei corpi di ballo''. E' quanto riporta un comunicato sindacale unitario di di Slc-Cgil,Fistel-Cisl,Uil Com-Uil,Fial-Cisal.
''Infatti, nonostante che i disegni di leggi di sistema definiti per il settore dello spettacolo dal vivo abbiano al loro centro proposte chiare di inclusivita' di tutte le forme di espressione artistiche, e' sempre piu' palese -secondo i sindacati- il procedere verso la soppressione in Italia della danza e del balletto come espressione culturale e professionale. Ne sono riprova i pesanti recenti segnali che ci arrivano da piu' parti. Ad esempio-citano i sindacati- al S. Carlo di Napoli i gravi problemi di bilancio che hanno portato al commissariamento, pare si debbano risolvere con l'eliminazione della compagnia di Balletto. All'Arena di Verona si prospettano tagli all'organico funzionale del Ballo.Al Comunale di Firenze con esodi ritenuti , magicamente risolutivi, si eliminano posti di lavoro''.
''Mettendo in predicato sia l'occupazione stabile che quella di natura occasionale, di fatto, con pretesti palesemente inesistenti, si vuole procedere continuando nella chiusura delle compagnie di balletto delle fondazioni lirico-sinfoniche senza alcun motivo, ne' di natura economica (e' ampiamente dimostrato che i corpi di ballo non sono ''un costo'' ne' tanto meno la causa dei problemi delle fondazioni), ne' artistico (la richiesta di spettacoli di danza-balletto e' in continua crescita con pubblico in costante aumento). Riteniamo non sia piu' procrastinabile- concludono i sindacati- l'attivazione di un tavolo concertativo di Settore per affrontare con la dovuta serieta' le problematiche inerenti la scuola-formazione, le tutele e diritti nel lavoro, i peculiari aspetti previdenziali, dentro una cornice legislativa (in tal senso vi sono utili proposte di legge parlamentari) che sia rispondente e garante di futuro professionale definito e dignitoso, in particolare per quei giovani che dedicano molti anni della loro formazione al difficile studio di quest 'arte che e' sicuramente un importantissimo patrimonio identitario della nostra storia e cultura e da noi ''esportato'' in Europa e nel mondo''.

postato da: napoliopera alle ore 11:29 | link | commenti
categorie: comunicati
giovedì, 11 ottobre 2007

«È scherzo od è follia?»

OGGI IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO SCRIVE :

Rutelli: «Napoli all’altezza delle attese Ma la manifestazione resta itinerante» - 11/10/2007
«Il prologo del Festival dimostra di essere all’altezza delle aspettative. Napoli sarà in questi giorni una capitale internazionale del teatro, come Edimburgo e Avignone. Questo è un messaggio prezioso per e dalla città». Con toni incoraggianti Francesco Rutelli commenta i primi passi mossi dal neonato Festival Teatro Italia.Manon promette nulla per il futuro: «Trasformarlo in una manifestazione stabile? Resterà itinerante, tra tre anni bandiremo una nuova gara». Dal canto suo, Bassolino non si lascia scoraggiare e rilancia: «Abbiamo acquisito un know how, resterà un nostro patrimonio e continueremo a fare un nostro festival oltre a gareggiare per il nuovo bando. Cercando di far valere un’argomentazione precisa: i festival di cinema hanno sedi stabili, perché non fare altrettanto per il teatro?». Nessuna divergenza, comunque, al battesimo della manifestazione ieri al Porto. Solo dialettica per costruire: «Bisogna seminare», aggiunge Rutelli, «per ottenere l’attenzione delle nuove generazioni». Il ministro dei beni e delle attività culturali è arrivato addirittura in anticipo rispetto all’orario fissato per l’incontro con la stampa nella Cittadella dello spettacolo costruita sulla spianata della Stazione Marittima. Con un completo tabacco, per nulla ministeriale, il passo svelto e il consueto sorriso disteso, si è precipitato per prima cosa all’Info Point sistemato all’ingresso dove ha stretto la mano a tutti i ragazzi al lavoro in quello stand. «Come vanno le prenotazioni e gli arrivi?», si è subito informato, immediatamente confortato dai cenni positivi dei suoi giovani interlocutori. Rappresentanza di quel target under 40 più ampio, a cui dal primo momento Rutelli ha voluto destinare questo primo festival nazionale del teatro mai organizzato in Italia. Non a caso ha chiesto poi di visitare la Tenda 1, dove per tre sere la sezione «Nuove sensibilità» proporrà ben trenta studi di altrettanti spettacoli di giovani compagnie italiane. A Rutelli tocca in sorta di vedere le prove di «Machine Infernale», dei napoletani Plastique Teatro sistemati sul palco 5, se ne compiace prima di infilarsi nella nave-ostello. All’incontro con il ministro partecipa anche il commissario straordinario del San Carlo, Salvatore Nastasi. Dunque, l’occasione è ghiotta per chiedere lumi sulla situazione del Massimo. «Non neghiamolo», dice Rutelli, «si tratta di scalare una montagna. Ma stiamo lavorando, sono molto soddisfatto di Nastasi. Un prolungamento del suo incarico? Vedremo... Intanto ho chiesto l’impegno del parlamento e degli enti locali, mentre stasera gli industriali napoletani staccheranno il primo assegno da un milione». Leggi speciali per il San Carlo, per la verità, non se ne vedranno, «per non suscitare le giuste ire delle fondazioni liriche che hanno i bilanci in pareggio. Il prestigio del San Carlo ci sta a cuore.Male istituzioni culturali debbono avere i conti in ordine, il paese lo pretende. La buona amministrazione ordinaria va insieme alla qualità della programmazione». Dopo aver visitato la nave che ospita circa mille addetti ai lavori c’è la foto di rito con gli artisti indiani che ridono divertiti. «I protagonisti del mio spettacolo», spiega il regista Roysten Abel, «sono persone molto semplici, hanno preso per la prima volta l’aereo, hanno visto per la prima volta un porto e sempre per la prima volta hanno dormito su una nave così grande e suonato in un teatro d’opera imponente come il San Carlo. Al punto da credere d’aver ammirato cose che nemmeno le loro divinità si sono mai sognate di immaginare». Un altro prestigioso artista indiano, Anish Kapoor, attualmente impegnato nella realizzazione della stazione della Metropolitana di Monte Sant’Angelo, ha più volte ripetuto di trovare Napoli una città molto familiare. «Ha ragione», aggiunge Abel, «quando provo ad attraversare la strada e nessuno si ferma, mi sento davvero a casa.Maa parte gli scherzi, la gente si somiglia nei tratti migliori, nella spontaneità, nell’estreversione. Quando lavorai con il mio amico Davide Iodice al progetto ‘‘Dammi almeno un raggio di sole’’ su Fellini a Sant’Arcangelo, non ebbi alcun problema, con lui e con tutti gli altri attori napoletani». Intanto Rutelli si sposta ai Quartieri Spagnoli per una tappa all’associazione Sabu che ha riqualificato il rifugio antiaereo di largo Baracche. Qui per il ministro c’è un assaggio dello spettacolo «Io, Clitemnestra. Il verdetto» con Cristina Donadio, tratto dal lavoro di Valeria Parrella, e poi una breve passeggiata con shopping, caffè e gelato allo stracciatella, in attesa della prima al San Carlo, appuntamento più atteso della giornata. Al Madre invece va in scena «Journey to the moon & 9 drawings for projection», il film d’animazione diWilliam Kentridge realizzato in studio con pazienti cancellature manuali di ciascun disegno a carboncino. Il supporto musicale dell’Archimia Quartet rende ancora più suggestivo il raffinato spettacolo (prodotto anche dalla gallerista napoletana Lia Rumma), ma gli spettatori qui scarseggiano, nonostante l’accattivante aperitivo con «finger foods» offerto negli spazi del bar, in sintonia con quanto accade nei musei di tutto il mondo. Del resto anche nei padiglioni del Porto, dove si possono visionare i film su Carmelo Bene, almeno in mattinata c’erano pochi curiosi. Meno male che lo spettacolo al Nuovo è affollato. E anche la coloratissima prima al San Carlo richiama tanti spettatori — dagli habituè dei teatri di ricerca, che sfoggiano look «alternativo», ai frequentatori del Massimo, tutti in ghingheri — e fa chiudere con soddisfazione il sipario su questa prima giornata di festival.
Mirella Armiero, Stefano de Stefano

Vogliamo solo ricordare che la decisione dell'Unione degli Industriali di Napoli di versare 1 milione di euro al Teatro San Carlo è stata comunicata ufficialmente all'ex presidente della Fondazione il giorno 4 luglio 2007 e cioè un mese prima del commissariamento,ringraziamo dunque il Ministro per il suo impegno a sostegno della Fondazione Teatro di San Carlo !


postato da: napoliopera alle ore 11:27 | link | commenti (2)
categorie: rassegna stampa
martedì, 11 settembre 2007

Teatro S. Carlo: Lanza Tomasi lascia
Dal 30 settembre prossimo
(ANSA) - NAPOLI, 11 SET -Gioacchino Lanza Tomasi rinuncia a proseguire la collaborazione con il commissario straordinario del San Carlo che scadra' il 30 settembre.Lo ha annunciato nel corso di un incontro pubblico. 'Il problema finanziario e' il punto cruciale della gestione commissariale del San Carlo che scade a febbraio - ha detto Lanza Tomasi - ed e' un problema che resta aperto, e una gestione commissariale di emergenza e' fatta di bruschezze. Non ci sono le condizioni perche' io continui la collaborazione'.
"Questa mattina la conferenza stampa di presentazione con il sovrintendente Lanza Tomasi e il dovuto omaggio a Luciano Pavarotti. Nel corso della presentazione ufficiale però Gioacchino Lanza Tomasi ha annunciato di voler terminare la collaborazione con il commissario straordinario del San Carlo, Nastasi, nominato alla fine del mese di luglio dal ministro Rutelli. Ieri intanto, nella conferenza dei gruppi consiliari del comune di Napoli, su proposta di Raffaele Carotenuto, l’assise ha deciso di convocare al più presto Nastasi per capire quale sarà il futuro del San Carlo"

postato da: napoliopera alle ore 22:05 | link | commenti (4)
categorie: comunicati
venerdì, 07 settembre 2007

"Vorrei essere ricordato come un tenore d'Opera"

"Penso che una vita per la musica sia una vita spesa bene ed è a  questo che mi sono dedicato"... Luciano Pavarotti (1935-2007)

Riccardo Muti per la Repubblica in ricordo di Luciano Pavarotti


La sua voce era strepitosa, di una generosità che catturava chiunque con immediatezza. Aveva un timbro inconfondibile. Un punto di riferimento, come la Callas o la Tebaldi. E una benedizione del cielo, che ha dato gioia a chi ha saputo ascoltarla con il cuore aperto. In più, nell'uomo Pavarotti, c'era un'autentica saggezza "popolare", nel senso più nobile dell'aggettivo. Era dotato di un'intelligenza viva e ricca di concretezza, tipica della sua terra, che lo ha portato a non dire mai cose fatue. Non c'erano finzioni né sovrastrutture in Luciano. Anche fuori dal palcoscenico, era esattamente ciò che vedevamo e ascoltavamo quando cantava in scena: una straordinaria fonte di energia.
E una persona vera, che amava la vita e gli amici, e metteva a disposizione del canto, senza sofismi, questo suo amore passionale e istintivo.
La notizia della sua morte ha provocato in me una tremenda sensazione. Luciano ha accompagnato la mia vita di musicista lungo vari decenni. Lo conobbi nel '69, per l'opera I Puritani che facemmo alla Rai di Roma in forma di concerto. Rimasi folgorato da quella voce senza confronti, da quel modo di fraseggiare con una libertà che era desiderio di espansione e necessità dell'anima. Per me, che avevo cominciato la carriera solo da qualche anno, entrare in contatto con una vocalità tanto vitale fu un'esperienza forte, che in seguito si è sempre ripetuta nei miei incontri di lavoro con Luciano. L'ho diretto tra l'altro ne I Pagliacci a Philadelphia e nella Messa da Requiem di Verdi alla Scala. E nel '92 fu tra gli ospiti del mio concerto d'addio a Philadelphia.
Risale al '95 un episodio che dimostra di cosa fosse capace quando seguiva il suo istinto naturale. In quell'anno Luciano accolse l'invito di mia moglie a cantare al Palafiera di Forlì, insieme a me che lo accompagnavo al pianoforte, a sostegno di una comunità di recupero. Accettò per la buona causa di un'operazione che non era certo una vetrina sul mondo, e per farlo giunse di corsa dagli Stati Uniti pagandosi da solo il biglietto e senza alcun compenso.
Inoltre forse nessuno, dall'esterno, può capire quanto fosse professionale. Nel '92 facemmo alla Scala il Don Carlos, ruolo che non aveva mai affrontato. Era talmente preso dal personaggio che partecipò alle prove per un mese intero, seguendo tutte le prove dell'orchestra. E oggi dell'opera esiste un disco dal vivo che testimonia come sapesse piegare la voce anche al fraseggio più raffinato e complesso.
Noi musicisti viaggiamo come un carro con tante ruote, e quando ne perdi una come questa barcolli, perché sai bene che non potrà mai essere sostituita.
La voce di Pavarotti resta nei dischi, ma ci mancherà quel suo timbro inimitabile, che stordiva nello squillo, come una lancia che colpisce. Di fronte a un tale fenomeno vocale è inutile porsi problemi di valutazione accademica: Luciano travolgeva tutti, superando ogni giudizio critico.


postato da: napoliopera alle ore 12:53 | link | commenti
categorie: rassegna stampa
venerdì, 17 agosto 2007

Corriere del Mezzogiorno
10 agosto 2007

A che servono spettacoli eccelsi se si violano i diritti?
di di Tony Stefanucci *

Intorno alle vicende del Teatro di San Carlo, quelli che devono stanno già facendo quadrato magnificando in termini superlativi, gli «eccelsi» risultati ottenuti artisticamente a giustificazione dei debiti accumulati dalla Fondazione. Personalmente sono nel coro di quelli che sostengono che i soldi spesi per la cultura non sono mai abbastanza, ma non a tutti i costi e non a danno degli altri.
Apprendo dai giornali (che per me ormai fuori del gioco, non avendone altre, sono l’unica fonte di informazione attendibile) della quantità e della natura dei debiti accumulati dal San Carlo. Non mi preoccupa tanto la quantità, che merita certamente anche più di una oculata e scientifica riflessione, ma la natura di essi è veramente preoccupante. Stando ai giornali che ne riferiscono in dettaglio, il debito ammonterebbe a circa 25 milioni di euro (pari a circa 50 miliardi di vecchie lire, che fa un po’ più effetto) la maggior parte dei quali riguardano il mancato versamento dei contributi previdenziali, cioè il San Carlo ha fatto degli spettacoli, sia pure «eccelsi » con i soldi dei contributi previdenziali dei suoi dipendenti. Un tempo questo sarebbe stato pane per i denti della sinistra politica e sindacale, che avrebbe schierato in campo tutte le forze disponibili armate di roncole e martelli per mettere a ferro e a fuoco l’Amministrazione. Come cambiano i tempi. Le cose stanno più o meno così: il Teatro di San Carlo è una fondazione a totale finanziamento pubblico-privato, ivi compresi abbonamenti e sbigliettamento. Questi finanziamenti devono coprire le spese carenti della struttura, gli stipendi dei dipendenti, le parcelle professionali a cantanti, direttori di orchestra, registi, scenografi, costumisti ecc. «Tutti eccelsi» (questo aggettivo superlativo non l’ho mai sentito usare per una Margherita Walman o per un George Wachevich) ma forse sarebbe meglio che fossero un po’ meno «eccelsi », ma più competenti nello specifico. I conti poi degli allestimenti dovrebbero essere limitati alle sole forniture di materiale in quanto la forza lavoro interna, specializzata per questo, provvede alla realizzazione e alla esecuzione degli spettacoli.
Gli stipendi dei dipendenti vengono tassati a monte e in questa decurtazione, dal lordo al netto, sono compresi i contributi previdenziali che l’azienda trattiene e versa per conto del dipendente qualora questi dovesse distrarsene. Questa distrazione che spesso avviene in categorie non dipendenti si chiama, mi pare, evasione e viene perseguita per legge.
Stessa cosa credo che avvenga dalle piccole alle grandi imprese: se il salumiere che ha alle dipendenze un commesso e non gli versa i contributi previdenziali credo sia perseguibile per legge. E qui sorge spontanea e preoccupante la domanda: se l’Amministrazione di una fondazione come il San Carlo, a finanziamento pubblico- privato distrae circa 25 milioni di euro pari a circa 50 miliardi di vecchie lire, destinati alla copertura dei contributi previdenziali (peraltro già versati dai dipendenti) — per fare spettacoli «eccelsi» — ma senza avere nessuna possibilità presente o prospettiva futura di ripianare la distrazione, come dimostra il provvidenziale e forse pianificato commissariamento che cosa gli succede?


postato da: napoliopera alle ore 21:50 | link | commenti (1)
categorie:
sabato, 11 agosto 2007

Fondo di previdenza integrativa, ecco il deficit del San Carlo PDF Stampa E-mail
Scritto da Patrizio Mannu da il Corriere del Mezzogiorno   
sabato 11 agosto 2007
«Sarebbe utile affondare le mani nel fondo integrativo di previdenza del San Carlo. Da lì potrebbe venir fuori qualche sorpresa», suggerisce Marco De Rosa, capo del personale del Massimo napoletano. E quel fondo, una qualche sorpresa - soprattutto dal punto di vista economico - la rivela; più, forse, dell'elenco delle consulenze stipulate dal soprintedente Gioacchino Lanza Tomasi, che pure hanno una loro consistenza: 20, in tutto, per un impegno economico di circa 900mila euro. Tutte, per bocca del commissario Salvatore Nastasi, saranno «risolte» al 30 settembre prossimo. Conviene, tuttavia, andare con ordine.
IL FONDO PREVIDENZIALE - Partiamo dai dati del bilancio 2006. Tra i valori a breve termine, i crediti ammontano a 5,7 milioni di euro, mentre i debiti sono pari a 30,7 milioni, ricomprendendo debiti verso enti previdenziali (Enpals) e erario già scaduti per 17 milioni; a medio e lungo termine, invece, i debiti verso dipendenti per indennità di tfr e similari (tenete a mente questa dicitura) ammontano a 29,6 milioni. E' fra le indennità che si scova la stranezza del fondo previdenziale integrativo, che ogni anno assorbe dalle casse del teatro due milioni di euro. Occorre, qui, fare un passo indietro. Il fondo integrativo (un gruzzolo che i dipendenti del San Carlo mettevano da parte ogni anno da affiancare alla pensione) nasce da un accordo stipulato negli anni 70. Un fondo che avrebbe dovuto essere costituito da soldi versati dai lavoratori (4% dello stipendio) e dal teatro (altro 4%). Inoltre, l'iscrizione dei lavoratori alla previdenza integrativa è stata chiusa nel 1984. «Oggi il problema è che quel fondo — dice De Rosa — non ha fondi. E per rimpinguarlo il teatro sborsa ogni anno due milioni di euro, a fronte dei 25mila che i restanti dipendenti versano». In pratica, il «fondo che non ha fondi» deve pagare la pensione integrativa (il 30% dell'ultimo stipendio)ai circa 200 lavoratori messi a riposo dal '70 a oggi. E non avendo risorse le assorbe direttamente dalle casse del San Carlo (i due milioni). E a nulla servono i 25mila euro versati da quei pochi dipendenti ancora iscritti alla previdenza integrativa e ancora al lavoro. Perché le risorse del fondo non ci sono? «Che le posso dire? Ci troviamo — afferma De Rosa — in presenza di un debito che spostiamo in avanti nel tempo e che non ripianeremmo neanche in 30 anni».
LE CONSULENZE - De Rosa prende posto alla direzione del Personale nel novembre del 2003. Oggi ha 36 anni e in tasca un contratto da dirigente a tempo determinato, scadutogli nel 2006 e rinnovato fino al 2009. I conti li conosce a menadito; ed anche i consulenti, nominati e «assunti » direttamente dal soprintendente Gioacchino Lanza Tomasi. «L'elenco dei consulenti — ricorda De Rosa — non è sterminato: in tutto sono 20. E costano all'anno circa 900mila euro. La consulenza più costosa non arriva ai 90mila euro».
I NOMI - Fra i consulenti troviamo: Mariano Apicella (direttore generale), Alessio Vlad (direttore artistico), Filippo Arrivi (responsabile dei rapporti con la stampa), Raffaella Tramontano (capo ufficio stampa), Emanuela Spedaliere (sponsoring), Laura Valente (Ufficio edizioni), Marco Ozbic (direttore del coro), Carmelo Columbro (altro direttore del coro) , Susy Romano (responsabile Rapporti istituzionali), Jeffrey Tate (direttore musicale), Francesco Rosa (direttore musicale palcoscenico), Sandro Bonelli (segretario artistico), Anna Razzi (direttrice scuola e corpo di ballo), Stefania Rinaldi (direttrice coro voci bianche), Giuseppe Signoriello (fiscalista e tributarista). A questo elenco devono aggiungersi gli orchestrali esterni chiamati a sostituire quelli alle dipendenze del San Carlo durante la normale programmazione del teatro (una consuetudine che nel mondo sinfonico chiamano «alternanze in orchestra »). Ebbene, queste consulenze avranno un termine. Perentorio: il 30 settembre prossimo, ha detto Nastasi. E' possibile prevedere che dal primo di ottobre parta una valanga di risorse? E' un rischio serio e tutt'altro che peregrino. «E' un segnale forte quello del commissario», commenta De Rosa. «Diciamo che è ragionevole abbassare il numero dei consulenti, 4 o 5 in meno non sarebbero un danno per il teatro. Sugli eventuali ricorsi non posso dir nulla, Penso piuttosto che quella di Nastasi potrebbe essere una maniera per ridiscutere economicamente alcuni accordi ».
LA POLITICA - Sulla vicenda del San Carlo «si piangono lacrime di coccodrillo » dicono i consiglieri comunali della Margherita Mastranzo, Montemarano, Russo e Benincasa. «Bufere agostane», risponde la sindaca Iervolino. «Il caldo di ferragosto fa brutti scherzi. Questa volta li ha fatti anche ai consiglieri di Dl che sparano a zero sul San Carlo con giudizi che sfiorano l'inverosimile».

Repubblica - Napoli
10 agosto 2007

Rompo il silenzio sul San Carlo
di Gioacchino Lanza Tomasi

Caro direttore, dal maggio scorso mi sono astenuto dall´intervenire sulla Fondazione Teatro di San Carlo. E a ragione veduta. Il Sindaco e l´onorevole Tessitore avevano in corso una serie di contatti con aziende nazionali di primo livello e non è opportuno turbare il guidatore.
Si è giunti infine al Commissariamento. Per me a sorpresa. In quanto ritenevo che esso sarebbe stato adottato soltanto in caso di default finanziario, evenienza possibile entro l´anno in corso, non certa. Ma che, se superata, avrebbe rinviato i problemi strutturali del debito, dell´esercizio e della tesoreria di un anno.
Un anno entro il quale Comune, Regione, Provincia avrebbero potuto ancora trovare soluzioni percorribili.
Sono andato in vacanza l´8 sera dopo due giorni passati con il dottor Nastasi e i suoi due collaboratori. Sono stato tempestato di telefonate e ho risposto sempre evasivamente. Ma la polemica monta e ritengo opportuno informare l´opinione pubblica con un intervento di cui mi assumo la responsabilità. Le opinioni, le cifre debbono esser reali. Si potrà dissentire sulla mia conduzione amministrativa, ma non è stata una conduzione assente o ignara dei problemi.
La cronaca giornalistica non è un terreno permeato di cultura aziendale. E il San Carlo è stato soprattutto oggetto di cronaca politica. Alcuni punti fermi vanno pertanto forniti all´opinione pubblica. Lo ha fatto il vicepresidente Tessitore e quanto segue non è che un ampliamento di quanto da lui dichiarato.
Patrimonio - La legge Veltroni Melandri ha prescritto che la posta principale del patrimonio fosse costituita da una valutazione accettata dal tribunale del valore dell´uso perpetuo dell´immobile. Questa valutazione ammonta a 48.000.000 di euro. Si tratta evidentemente di una cartolarizzazione, perché il diritto non è ipotecabile né trasferibile.
Di contro è stato iscritto a passivo del patrimonio la valutazione di un Fondo integrazione pensioni, gestito direttamente dall´allora Ente autonomo, senza cassa separata e chiuso nel 1985, e la cui valutazione attuariale accettata dal tribunale è stata di 37.000.000 di euro.
Questa posta iscritta al passivo patrimoniale è presente soltanto alla Fondazione Teatro di San Carlo, e quindi la Fondazione napoletana presenta un peccato originale assente nelle altre 12 fondazioni.
A oggi la Fondazione ha erogato pensioni integrative per 15.600.000 euro. Questa uscita, grazie alla partita doppia (straordinaria scoperta contabile del quattrocento fiorentino), non è immediatamente evidente alla lettura del bilancio. Non se ne è accorto neppure il commercialista del Denaro, e produce le tre seguenti iscrizioni: una diminuzione del patrimonio di pari importo nel conto patrimoniale, un accrescimento del debito di pari importo nel conto economico, una sofferenza di pari importo nella tesoreria. Questa sofferenza è stata trasferita tal quale sull´Enpals a carico della Fondazione. Tre anni or sono la stesso trasferimento di debito era stato adottato dalle Spa del gioco calcio.
Se il Comune di Napoli non fosse intervenuto con la cessione gratuita di due unità del Palazzo Cavalcanti (iscrizione a patrimonio per 4.200.000 euro) il patrimonio sarebbe pertanto esaurito e il Commissariamento sarebbe avvenuto due anni fa. Il patrimonio resta comunque assolutamente insufficiente. Un ulteriore sollievo dovrebbe prodursi con la ratifica in Consiglio della delibera di Giunta che trasferisce alla Fondazione altre unità immobiliari del Cavalcanti per 5.000.000 di euro.
Esercizio - Come ha illustrato ieri su “Repubblica” il senatore Massimo Villone le conseguenze della Veltroni Melandri sono state particolarmente sfavorevoli per le fondazioni meridionali. La legge di ispirazione Scala, e promossa per superare il blocco delle retribuzioni imposto dal governo Amato, ha prodotto una progressiva dismissione del supporto pubblico. Questa dismissione per il San Carlo è giunta nel 2006 a 6.000.000 di euro, se si tiene come base di partenza il Fus 2002. Nel 2002 la Fondazione ebbe un attivo di bilancio di 500.000 euro e poté iscrivere ad accantonamento 1.000.000. Nel 2006 ha iscritto a perdita 4.600.000 euro. Il cospicuo e inatteso taglio del Fus nella Finanziaria 2006 si accompagnava a dichiarazioni del professor Renato Brunetta, consulente economico di Forza Italia, il quale sosteneva il passaggio dello spettacolo al libero mercato e un progressivo azzeramento del Fus.
Il passaggio al privato stava portando direttamente alla chiusura dell´attività di spettacolo in Italia. Nel dicembre 2004 sindaci e soprintendenti furono riuniti in un tavola rotonda dal ministro Urbani. Erano presenti quasi tutte le fondazioni deboli, assenti le fondazioni forti (Roma e Milano risentono marginalmente dei nostri problemi). I sindaci Chiamparino, Dominici, Cofferati asserirono di non poter mettere a disposizioni fondi sostitutivi alla progressiva diminuzione del fondo statale, dichiararono che avrebbero dovuto contrarre l´occupazione e in casi estremi abbandonare le fondazioni. Opinioni non dissimili sul piano della carenza finanziaria furono espresse dai sindaci di destra Floris e Cammarata. La Iervolino, in difformità dagli altri sindaci della sinistra, dichiarò che avrebbe difeso l´occupazione in tutte le sue forme e tale posizione ha sempre mantenuto tanto in CdA che negli incontri con i sindacati.
Nel 2004 il sindaco Iervolino risanò il bilancio con l´apporto patrimoniale del Cavalcanti e ha sempre sperato di poter far fronte alle esigenze di esercizio con nuovi apporti finanziari tanto degli enti locali che privati. Purtroppo i bilanci degli enti territoriali hanno dovuto affrontare anch´essi una progressiva riduzione dei trasferimenti, con aumento dell´esposizione debitoria e una gestione ardua della spesa, in cui l´aumento dei trasferimenti alla Fondazione ha assunto una valenza di conflittualità politica, di fronte a tagli che investivano gli interessi di singoli membri dei consigli chiamati alle ratifiche. Di contro a queste difficoltà sul piano locale il governo nazionale aveva sin dall´assestamento 2006, a un mese dal suo insediamento, prodotto un piano di recupero del Fus che nel 2009 lo porterà per 25.000.000 di euro al di sopra della disponibilità 2002. E va dato atto al ministro Rutelli di aver già due volte recuperato 50.000.000 di euro che venivano sottratti al fondo in occasione di rideterminazioni della spesa pubblica.
Il Soprintendente, nella qualità di amministratore, si è trovato pertanto a gestire una situazione che non teneva conto della privatizzazione. Il punto irrinunciabile della spesa era difatti costituito dall´organico e dal contratto riconosciuti dal ministero vigilante. 434 unità con riduzione consentita del 15% e un contratto nazionale in molti casi contraddetto dall´integrativo aziendale. Gli oneri medi del personale sono di 22.500.000 euro. Erogazioni per il Fondo integrativo pensioni e il Tfr 2.500.000 euro. Oneri diversi di gestione (utenze, imposte, manutenzione, affitti, noleggi, acquisti, consulenze professionali esterne) 3.000.000 di euro. Spese artistiche (scritture e allestimenti) 7.500.000 euro. Vorrei anche sottolineare che le spese artistiche sono in linea con quelle di Fondazioni con pari livello di produzione (110 manifestazioni l´anno, di cui 70 di primo livello e le altre promozionali) ma con organici riconosciuti inferiori di 100-150 unità. Cioè la Fondazione ha attuato una politica delle scritture sostenibile, non una politica da star system.
L´amministrazione è stata attenta e la spesa per il personale è diminuita di un milione malgrado gli automatismi. Ma sono interventi che abbattono il deficit strutturale, non possono presumere di risolverlo. Ove per deficit strutturale si intenda una esigenza operativa della Fondazione che io ho stimato e stimo in 37.000.000 annui di fronte a introiti pubblici al 2007 di 29.000.000 e a vendite di servizi per 5.000.000.
Questa situazione era nota all´atto della ricostituzione del CdA nel settembre 2006. Il Presidente e il Soprintendente concordavano sulla impostazione di un piano finanziario basato sulla stipula di un mutuo per 25.000.000 per il ripiano del debito a breve e sulla ricerca di nuovi soci per un apporto a esercizio di 3.000.000 al netto degli oneri derivanti dal mutuo e dalla crisi di tesoreria determinata dal Fondo integrazione pensioni, pesi a lungo termine a cui si sarebbe dovuto provvedere in un secondo tempo (2008-2009). I due punti del risanamento finanziario erano stati comunicati dal Presidente in Consiglio, sono menzionati della nota dei Revisori al bilancio consuntivo 2006. Alla data del commissariamento erano aperti, anche se sul piano dei nuovi soci gli incontri e i contatti del Presidente e del Vicepresidente avevano aperto prospettive favorevoli.
Questi problemi si trasferiscono adesso alla amministrazione straordinaria del Commissario Nastasi. Non posso dire quanto la mia analisi sarà condivisa, e io sono, al momento, presente assieme ad Alessio Vlad nella Fondazione per avviare la continuità di una stagione che reca la mia identità e che confido contribuirà a consolidare l´immagine esterna di un teatro propositivo. In termini aziendali la stagione costituisce la continuità aziendale della Fondazione. Perché un´azienda che non immette merci sul mercato e merci appetibili, o fallisce o viene rilevata da mani più forti.
Dagli incontri avuti ho derivato la convinzione che l´intervento del governo non ha carattere repressivo. Raddrizzerà magari alcune distorsioni, ma confido che sarà un intervento all´insegna dell´insostituibile peso storico del Teatro di San Carlo nel quadro delle istituzioni primarie della cultura musicale italiana

Iervolino: «I conti in rosso li ho trovati, non sono stata certamente io a farli»
di Pa. Cu.

NAPOLI — C’è rimasta male. Ma per lei non è stata una sorpresa, perché con Rutelli aveva parlato già due volte nei giorni scorsi, sebbene la sindaca avesse chiamato il ministro per cercare in extremis di evitare il commissariamento. Niente. Il giorno della nomina del commissario, il sentimento della sindaca Iervolino, presidente del San Carlo, è diviso a metà tra lo sconforto e la speranza: lo sconforto, di non essere riuscita a evitare il commissariamento; la speranza, che il commissario salvi definitivamente il teatro. «Il ministro ha ritenuto che ci fossero gli estremi per commissariare perché — dice — non siamo riusciti a sanare i debiti, debiti che però, sia chiaro, non ho fatto io ma che ho trovato».
Mette le mani avanti, lei è presidente del teatro da sei anni?
«Assolutamente, è la pura verità. Lo dimostrano i bilanci»
La decisione di Rutelli, in ogni caso, è un brutto segnale: dà la sensazione che a Napoli si debba commissariare tutto.
«Che devo dire: ho provato a spiegare al ministro che il legame tra la città e il teatro sono speciali, ma mi ha risposto che questa cosa è per il bene di Napoli ».
Ma quali erano i problemi irrisolvibili del San Carlo?
«Diciamo tre: lo squilibrio di bilancio, ma siamo riusciti a mettere fine perché nel 2007 siamo andati in pareggio e in pareggio stavamo nel preventivo 2008, certo con sacrifici…».
…poi?
«C’era anche lo squilibrio patrimoniale, sebbene con la cessione di due piani di palazzo Cavalcanti eravamo riusciti a mettere in pareggio anche questa criticità ».
Scusi, ma se tutto si stava risolvendo, allora perché via hanno commissariati?
Perché c’era il terzo problema, il più grande: quello dei debiti pregressi, per i quali andrebbe preso qualche sovrintendente del passato e fatto arrosto perché per anni non sono stati pagati i contributi al personale. Le pare poco?».
Ora cosa accadrà dei soldi che avevate ottenuto dai sostenitori?
«Dovrebbe succedere questo: i soldi li avevamo accantonati per ripianare piano piano i debiti pregressi, del resto ho le lettere di impegno degli sponsor che parlano chiaro. È il caso di Banca Intesa, ma anche della Regione, della Provincia e dell’Eni».
Che speranze ci sono che il commissariamento duri non oltre i sei mesi previsti?
«ci sono le speranze dettate dalle promesse del governo: che cioè mettano una norma che ci consenta di azzerare i debiti pregressi. Ma è una promessa che, se la mantengono, risolve tutto».
A Rutelli cosa ha chiesto?
«Che non si tocchi il personale del teatro e che il livello della produzioni resti alto».
Ha parlato anche con Nastasi?
«Sì. E dico che se proprio si doveva nominare un commissario al San Carlo, mi fa piacere che sia andato nelle mani di Nastasi perché è una persona perbene che conosco».
Insomma, quasi quasi lei non vede tutto nero?
«Diciamo che sarebbe stato meglio che dal governo ci avessero mandato i soldi insieme al commissario, visto che i soldi ce li hanno dati tutti e per ora mancano all’appello solo quelli del governo. Comunque, se proprio commissario doveva essere, ripeto, meglio Nastasi».
Che fine farà Lanza Tommasi?
«Davvero non lo so».
Ora che non è più presidente, rimossa da un commissario, che farà?
«Darò sei mesi di tempo, poi tra sei mesi sarò fuori la porta di Nastasi perché ci deve riconsegnare il teatro. Questo è chiaro».

 



postato da: napoliopera alle ore 13:11 | link | commenti (19)
categorie:
venerdì, 10 agosto 2007

The Times August 9, 2007

Facing ruin in Mafia city: the opera house saved by British troops

Nella città della camorra è in crisi anche il teatro che i soldati inglesi salvarono dalla distruzione nel 1943

undefined

A financial crisis is threatening the future of Europe’s oldest opera house, a Neopolitan cultural icon rescued from ruin during the Second World War by occupying British Forces. The San Carlo theatre has been placed under government control because of near bankcruptcy, a plight widely viewed as a metaphor for the city’s decline in the face of rising crime and Mafia dominance. Francesco Rutelli, the Culture Minister, said that he had dispatched an “extraordinary commissar” from Rome to take over the theatre, arguably the most beautiful opera house in Europe, which is running a budget deficit of €20 million (£13.5 million). “This humiliation is symptomatic of a city in an advanced state of decomposition,” Roberto De Simone, noted composer and former artistic director of the San Carlo, said. “It symbolises the collapse of Naples itself.” The crisis at the theatre comes as bloody gang warfare returns to the streets of Naples. Yesterday two members of the Camorra, the Naples Mafia, were murdered while driving, with the killers drawing alongside and opening fire. Police said that the killings were part of a ruthless war between Camorra clans over drugs, arms trafficking and protection rackets. Last year the centre-left government of Romano Prodi announced a “crackdown on crime” in Naples but resisted calls for the army to be deployed. Rosa Russo Iervolino, the mayor, said that the situation remained “dramatic”, with the Camorra carrying out vendettas in the city centre as well as in the grim suburbs. The San Carlo, founded in 1737 next to the Royal Palace overlooking the Bay of Naples, has always been the gathering place for the social elite. Stendhal, the French writer, observed in 1817 that the San Carlo “dazzles the eye and enraptures the soul”. It was rescued from ruin in 1943 by British troops, who staged not only revues but also 30 operas. Its debts have mounted, however, with €133,000 spent on costumes in the first three months of this year and €54,000 on hairdressing. Mr Rutelli said that he had no option but to dismiss the board – chaired by Mrs Iervolino – and put Salvatore Nastasi, a senior ministry official, in charge to “sort things out”. Gioacchino Lanza Tomasi, the Superintendent of the San Carlo, has won praise for his attempts to raise its profile, with an acclaimed production at the start of the current season of Verdi’s Falstaff, starring Ambrogio Maestri and conducted by Jeffrey Tate, the theatre’s English musical director. Mr de Simone said that all Italian opera houses had struggled since a law was passed in 1996 that put them in the hands of semi-private foundations and reduced state subsidies sharply. But Naples suffered from a “general malaise”, with its institutions in the hands of a “powerful clique which does not face realities”. Mario Martone, who was to have directed Rossini’s Torvaldo e Dorliska next month, said that the production faced cancellation. Gloria Mazza, spokeswoman for the 366 employees, said that although Mr Nastasi had assured them he was not an executioner they feared job losses that would be “another blow to the city”. Mrs Iervolino said that she had toured Italy searching for wealthy sponsors to “save the San Carlo”. “If control is not handed back to us within six months I shall personally picket the Culture Ministry,” she said. Roberto Saviano, a Neapolitan writer whose bestselling novel on the Camorra, entitled Gomorrah, is to be made into a film, said that the city’s problem was not only that it was the “world capital” of the cocaine trade but also that police were apparently powerless against the clan system.

Segnali di declino nella città della mafia PDF Stampa E-mail
Scritto da Richard Owen da The Times   
mercoledì 08 agosto 2007
Una crisi finanziaria minaccia il futuro della più antica "Opera House" d'Europa, icona culturale di Napoli, salvata dalla rovina durante la seconda guerra mondiale dalle forze di occupazione britanniche. Il teatro San Carlo è stato posto sotto il diretto controllo dello Stato a causa della oramai vicina bancarotta. Una situazione difficile, metafora del declino della città di fronte all'aumento del crimine e del dominio della mafia. Francesco Rutelli, il Ministro della Cultura, ha spedito un "commissario straordinario" da Roma per assumere la direzione del teatro, probabilmente il più bello d'Europa, che sta subendo un disavanzo di bilancio di 20 milioni di euro (13.5 milioni di sterline). "Questa umiliazione è sintomatica di una città in uno stato avanzato di decomposizione," dice Roberto De Simone, celebre compositore ed ex direttore artistico del San Carlo. "E' il simbolo del crollo della stessa Napoli".
La crisi del teatro arriva mentre la sanguinaria guerra delle gang ritorna nelle strade di Napoli. Ieri due affiliati della Camorra, la Mafia di Napoli, sono stati assassinati mentre guidavano, con gli assassini che li hanno affiancati ed hanno aperto il fuoco. La polizia dice che le uccisioni fanno parte di una spietata guerra tra i clan per lo spaccio di droga, il traffico di armi e il racket.
L'anno scorso, il governo di centrosinistra di Romano Prodi ha annunciato un "giro di vite contro il crimine” a Napoli ma ha resistito alla richiesta di inviare l'esercito. Rosa Russo Iervolino, il sindaco, dice che la situazione è rimasta “drammatica”, con la Camorra che compie le sue vendette sia nel centro della città che nella scura periferia.
Il San Carlo, costruito nel 1737 di fianco al Palazzo Reale e di fronte al golfo di Napoli, è stato sempre luogo di incontro delle elìte culturali. Stendhal, lo scrittore francese, osservava nel 1817 che il San Carlo “abbaglia l'occhio e cattura l'anima”. Venne salvato dalla distruzione nel 1943 dalle truppe britanniche, che vi organizzarono non soltanto alcune riviste ma anche da 30 opere.
I suoi debiti sono tuttavia cresciuti, con 133.000 euro spesi per i costumi nei primi tre mesi di questo anno e 54.000 euro per il lavoro dei parrucchieri. Il sig. Rutelli ha detto che non c'era altra soluzione che esonerare il consiglio di amministrazione – presieduto dalla sig.ra Iervolino – e inviare Salvatore Nastasi, un alto funzionario del ministero, come commissario "per mettere le cose in ordine".
Gioacchino Lanza Tomasi, il Sovrintendente del San Carlo, è da elogiare per il suo tentativo di risollevare la situazione con la produzione di inizio stagione molto applaudita del Falstaff di Verdi, con Ambrogio Maestri e condotta da Jeffrey Tate, il direttore musicale inglese del teatro. Il sig. de Simone dice che tutti i teatri italiani hanno lottato contro una legge approvata nel 1996 che li mette nelle mani di fondazioni semi-private riducendo sensibilmente le sovvenzioni statali. Ma Napoli soffre "di un malessere generale”, con le istituzioni nelle mani "di una cricca potente che non affronta la realtà".
Mario Martone, che doveva dirigere il "Torvaldo e Dorliska" di Rossini il mese prossimo, dice che la produzione ne ha disposto l'annullamento. Gloria Mazza, a nome dei 366 impiegati, dice che, anche se il sig. Nastasi li ha rassicurati di non essere un liquidatore, temono lo stesso dei licenziamenti che sarebbero "un altro colpo alla città".
La sig.ra Iervolino dice di aver girato tutta l'Italia alla ricerca di sponsor danarosi "per conservare il San Carlo". E aggiunge, "se il controllo non passerà nuovamente a noi entro sei mesi, bacchetterò personalmente il ministero della cultura”.
Roberto Saviano, uno scrittore napoletano il cui vendutissimo romanzo sulla Camorra, intitolato Gomorrah, sta per diventare un film, sostiene che il problema della città non consiste soltanto nell'essere "la capitale del mondo" del commercio di cocaina ma anche che la polizia sembra non avere alcun potere contro il sistema dei clan.


postato da: napoliopera alle ore 12:03 | link | commenti
categorie: rassegna stampa
lunedì, 06 agosto 2007

Il Teatro San Carlo di Napoli commissariato per sei mesi dal ministro Rutelli
Il Teatro San Carlo di Napoli commissariato per sei mesi dal ministro Rutelli La nomina di Salvatore Nastasi, direttore generale per lo spettacolo dal vivo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, a Commissario straordinario della Fondazione Teatro San Carlo di Napoli proferita dal ministro Francesco Rutelli, è stata resa nota ieri pomeriggio, scatenando reazioni da tutti i fronti.

Il provvedimento che, ha spiegato il ministro, "si è reso necessario in attuazione delle disposizioni previste dalla legge 31 marzo 2005 n. 43 peraltro espressamente richiamate nel parere che il collegio sindacale della Fondazione ha reso sul conto consuntivo 2006", sarà in vigore "per un periodo di sei mesi e comunque non oltre la ricostituzione del consiglio di amministrazione".
"Tale atto dovuto  - ha detto Rutelli - non deve pertanto far venire meno, ma confermare, lo spirito di collaborazione con coloro, ed in particolare l'Amministrazione Comunale, i quali si sono utilmente adoperati per far conseguire a questa prestigiosa istituzione culturale il pareggio di bilancio già nell'esercizio 2007".

"E' l'ennesimo schiaffo a Napoli, in un settore che certamente non lo merita", ha commentato Fulvio Tessitore, deputato diessino e da dieci anni vicepresidente della Fondazione del Teatro San Carlo. "Il ministro Urbani - ricorda - in una situazione anche peggiore della attuale disse che non avrebbe mai fatto una scelta simile, e mantenne questa posizione. Ora, invece, con un Governo amico...".
Tessitore riconosce che la decisione del ministero è avvenuta in base a una norma di legge: dal 2005 esiste l'obbligo della nomina di un commissario in una Fondazione lirica se una situazione di deficit si protrae per due anni. Tuttavia "è un provvedimento inopportuno, ed è curioso", dice, "che venga preso proprio quando il sindaco Iervolino ed io eravamo riusciti ad assicurare importanti risorse private per il futuro del teatro napoletano: due milioni di euro da Banca Intesa, un milione dall'Unione industriali, il sostegno dell'Eni per il Parsifal, tre milioni di euro da un industriale privato di cui a questo punto è inutile fare il nome".
E poi, un milione dalla Regione e una ricapitalizzazione da parte dello stesso Comune.
"Spero che il ministero ora sia più bravo di noi, ma ho qualche dubbio. Se il commissario riuscirà a conservare gli investimenti dei privati, buon per lui: ma in me prevale, anche qui, qualche dubbio".
Il deputato sottolinea tra l'altro come per il 2007 e il 2008 si fosse riusciti a garantire il pareggio di bilancio del San Carlo, con una attenta politica di economie, dopo anni di deficit causato anche dalla riduzione del Fus: "Proprio negli ultimi due anni, il nostro disavanzo era stato pari al taglio delle risorse del Fondo".

La decisione comunque era già nell'aria, tanto che lo stesso Tessitore rivela oggi di aver presentato al sindaco le proprie dimissioni da vicepresidente lo scorso 29 luglio, con una lettera che non era stata resa pubblica. L'ex rettore della Federico II evidenzia, con rammarico, l'alta qualità artistica che il San Carlo, malgrado le difficoltà di bilancio, era riuscito a mantenere negli ultimi anni, "ottenendo consensi a livello nazionale e internazionale".
"In parte - riconosce Tessitore - meritiamo quello che è successo, per una serie di errori che sono stati commessi. Ma stupisce che si sia determinata all'improvviso questa decisione: a luglio eravamo stati, il sindaco e io, due volte al ministero proprio per illustrare, documenti alla mano, i passi avanti compiuti per risanare i conti'.
Tessitore collega la vicenda al San Carlo a un clima complessivo, nella politica nazionale, non favorevole per Napoli: "Pensiamo solo al voto traversale di ieri alla Camera, per lo spostamento dalla Campania a Venezia dell'assemblaggio del Superjet 100 dell'Alenia". 
 
Per il coordinatore regionale di Forza Italia, Nicola Cosentino, la nomina di un commissario straordinario per il Teatro San Carlo "è l'ennesimo brutto colpo che il centrosinistra sferra all'immagine di Napoli già duramente messa alla prova dall'emergenza rifiuti e dalla criminalità".
"Limitarsi ancora a parlare di fallimento politico, alla luce di ciò che sta accadendo, potrebbe rivelarsi fuorviante, rispetto all'entità del danno prodotto. Il prezzo che oggi sono chiamati a pagare i napoletani - denuncia il parlamentare di Forza Italia - è quello imposto dal dilettantismo di una classe politica sprecona e incapace, la cui permanenza ai vertici delle istituzioni non è più tollerabile né giustificabile".
"Quel che oggi condanna Forza Italia non è solo un metodo, ma l'idea stessa di 'cosa pubblica' che il centrosinistra ha imposto a Napoli e più in generale alla Campania - dichiara Cosentino -. Una prassi che, consolidata nel tempo, non ha prodotto solo fantasmi ma veri e propri mostri, con i quali oggi siamo tutti chiamati a confrontarci".
Il coordinatore regionale di Forza Italia sottolinea che "il San Carlo non è solo un teatro, ma un pezzo importante della storia di Napoli".
Un teatro, dice l'esponente di Forza Italia, che "prima ancora di un'operazione di pulizia contabile, necessita di un serio intervento di recupero dell'immagine".
"Al neo commissario Nastasi - conclude - gli auguri di riuscire in ciò che il sindaco-presidente, e i suoi predecessori hanno miseramente e ingiustificatamente fallito".

Per il dirigente nazionale di An, Amedeo Laboccetta, la nomina di un commissario straordinario per il teatro San Carlo rappresenta una "battaglia vinta per Alleanza Nazionale".
"Il sottoscritto ed An hanno finalmente vinto la battaglia ingaggiata nell'interesse del Teatro San Carlo - afferma Laboccetta - Nel ringraziare il ministro Rutelli per essere stato lungimirante ed averci visto giusto commissariando Lanza Tomasi, rinnovo tutto l'impegno del partito e del centrodestra a vigilare ed a collaborare per il rilancio del Massimo partenopeo coinvolgendo anche i privati e la società civile".
 
"La decisione del ministro Rutelli non equivale ad una liquidazione del teatro San Carlo". Ne è convinto il sovrintendente Gioacchino Lanza Tomasi che lunedì mattina incontrerà, Salvatore Nastasi, nominato commissario straordinario della Fondazione Teatro San Carlo per il passaggio di consegne, poiché con la nomina del commissario decadono automaticamente anche il sovrintendente e i consulenti.
"Confido che il governo avrà molto rispetto del San Carlo", aggiunge ancora Lanza Tomasi rimarcando però che per il teatro massimo cittadino c'è stata "più attenzione a livello nazionale e internazionale di quanta si è registrata in città".
 
"L'augurio è che il Teatro venga effettivamente rilanciato, continuando a garantire la qualità della produzione e la salvaguardia dei livelli occupazionali", afferma il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, finora presidente della Fondazione Teatro San Carlo, in una nota diffusa per commentare la nomina.
"Abbiamo preso atto - spiega Iervolino, nella dichiarazione firmata anche dal vicepresidente della Fondazione, l'on. Fulvio Tessitore - della decisione del ministro per lo Spettacolo di commissariare per sei mesi il Teatro San Carlo. Come tutti sanno e come i documenti contabili attestano, in questi ultimi mesi il Consiglio di amministrazione ha svolto un ruolo positivo per consolidare la situazione patrimoniale del Teatro e per predisporre le condizioni per un suo forte rilancio, raggiungendo il pareggio del bilancio sia per l'esercizio finanziario 2007 che per quello 2008. Tutto ciò non è stato ritenuto sufficiente dal ministero che ha deciso di intervenire direttamente".
"Ci auguriamo che tale decisione produca effetti positivi per il teatro. Desideriamo ringraziare il presidente della Regione, il presidente della Provincia ed il Comune di Napoli che non hanno mai fatto mancare il loro appoggio al nostro Massimo", conclude la nota. 
 
"La crisi del teatro San Carlo è giunta al culmine: le continue perdite cumulate e la mancanza di un solido ed affidabile piano strategico-strutturale ha costretto il ministro Rutelli a nominare Salvatore Nastasi Commissario Straordinario della Fondazione Teatro di San Carlo per un periodo massimo di sei mesi". Lo afferma, in una nota, il capogruppo di Forza Italia al Comune di Napoli Salvatore Varriale.
"E' ormai evidente, - continua Varriale - che i proclami del Sindaco Iervolino servivano solo a prendere tempo e a ritardare l'inevitabile conseguenza, infatti, nessun investitore serio si sarebbe buttato a capofitto in una situazione come quella del San Carlo".
"Neanche la Delibera di Giunta Comunale n.628 del 15 febbraio 2007, di conferimento delle unita' immobiliari al Teatro San Carlo (valore 5 milioni di Euro) è servita a nulla. Il Sindaco - sottolinea Varriale - invece di attivarsi, per porre in essere un programma di interventi strutturali ha negato l'evidenza dicendo che il Teatro San Carlo non era in crisi, affidandosi a rimedi tappabuchi come il contributo di 1,5 milioni di Euro e bacchettando imprenditori locali, Eni, e Banca Intesa i quali giustamente prima di investire volevano vederci chiaro".
"Spero - conclude Varriale - che la nomina di un Commissario per il periodo massimo di sei mesi ai sensi dell'art.21 D.Lgs.367 del 29/06/1996 serva ad uscire dalla logica delle 'misure tampone' e permetta di predisporre un piano industriale per il rilancio del più antico Teatro Lirico d'Europa dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco". 

postato da: napoliopera alle ore 23:06 | link | commenti
categorie:

Enti lirici. Una legge subito, il San Carlo insegna
Arrigo Quattrocchi
Il manifesto 5/8/2007

Con un decreto del 1 agosto il Ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli ha commissariato il Teatro San Carlo di Napoli. All'origine del provvedimento la situazione debitoria del teatro, che ha chiuso in passivo due bilanci di seguito. H buco di oltre quattro milioni di euro nel conto consuntivo 2006 ha spinto il collegio sindacale del teatro a segnalare al ministero l'esistenza delle condizioni previste dalla legge 31 marzo 2005 n. 43; di qui la decisione del commissariamento, che una nota del ministero indica come un «atto dovuto». Diverso il parere dei vertici del teatro. Secondo il sovrintendente Gioacchino Lanza Tornasi la scelta era discrezionale del ministro, non inevitabile. Ancora più esplicito il vicepresidente Fulvio Tessitore, secondo il quale «il ministro Urbani in una situazione anche peggiore della attuale disse che non avrebbe mai fatto una scelta simile... E questo sarebbe un governo amico?». Certamente il commissariamento costituisce uno smacco per l'immagine della città, ed è discutibile che aiuti la situazione del teatro. D bilancio previsionale 2007, infatti, è in pareggio, e l'intensa attività di Tessitore e del sindaco Jervolino aveva guadagnato l'appoggio di molti sponsor -Banca Intesa-San Paolo, Erri, Unione industriale di Napoli - che ora è messo in pericolo proprio a causa della gestione commissariale. Spetterà al commissario Salvatore Nastasi, giovanissimo direttore generale dello spettacolo e già commissario anche al Maggio Musicale Fiorentino, riannodare le fila di questi accordi entro i prossimi sei mesi.
Il fatto paradossale è che i vertici azzerati - ma Lanza Tornasi rimarrà forse come consulente - pur nelle molte difficoltà gestionali hanno garantito al San Carlo una programmazione di qualità, capace di coinvolgere artisti di livello internazionale e di riqualificare gli organici. Il deficit nasce da gestioni precedenti, e viene fortemente aggravato negli ultimi anni dalle continue erosioni al Fondo Unico per lo Spettacolo da parte del governo di centro-destra. Non a caso lo stesso ministro Rutelli indica come soluzione «una norma nella Finanziaria per salvare il teatro San Carlo». Ma, se la soluzione è quella dell'intervento pubblico, la morale che occorre trarre da questa vicenda è più generale: il San Carlo, teatro che serve un territorio dove è assente la grande imprenditoria del nord, è vittima in realtà di una legge inefficace, quella che nel 1996 trasformò gli enti lirici in fondazioni private, diminuendo le risorse pubbliche senza garantire gli strumenti per il reperimento delle risorse private. Una legge che dovrebbe essere realisticamente ripensata


postato da: napoliopera alle ore 22:22 | link | commenti (1)
categorie: rassegna stampa
venerdì, 03 agosto 2007

FUOCO AMICO

Napoli: Teatro S. Carlo commissariato
Rutelli, Provvedimento in attuazione della legge"
(ANSA) - ROMA, 3 AGO - Il Ministro, Francesco Rutelli, ha nominato Salvatore Nastasi Commissario straordinario della Fondazione Teatro di San Carlo di Napoli. Il provvedimento - ha spiegato Rutelli - si e' reso necessario 'in attuazione delle disposizioni previste dalla legge 31 marzo 2005 n. 43. Tale atto conferma lo spirito di collaborazione con coloro i quali si sono adoperati per far conseguire a questa prestigiosa istituzione culturale il pareggio di bilancio gia' nel 2007'.

NAPOLI - Salvatore Nastasi. commissario al San Carlo
ANGELO CAROTENUTO
SABATO, 04 AGOSTO 2007 LA REPUBBLICA, NAPOLI

Il neo commissario è lo stesso funzionario che ha detto sì a Napoli come sede del festival del teatro: "Sono ottimista"
Nastasi: "Farò come a Firenze"
Lanza Tomasi: "Nessuno spreco, ma tante approssimazioni"
Sciarelli: "Bisognerà puntare sulla qualificazione dei dipendenti, sono sicuro che si salveranno i posti di lavoro"
Il sovrintendente: "C´è stata più attenzione all´estero che in città Se un´azienda non produce abbastanza, o fallisce o deve vendere"
Il commissario che non ama le prime. «Non ci vado mai. Serate da vip. Non le frequento». Il commissario del San Carlo è lo stesso funzionario che ha detto sì a Napoli come sede del Festival del teatro. «Progetto meraviglioso». Salvatore Nastasi era alla guida della commissione giudicante. Gli piace partire da lì. «Se una città merita un evento del genere con un progetto come quello - dice - mostrandosi attiva e vivace, credo proprio che non abbia nulla da temere. Non ci saranno problemi. Sono ottimista», dice. È al mare. Rutelli in linea gli dà la notizia. Nastasi spezza le ferie e dopodomani è in teatro.
«Incontro Lanza Tomasi. Sarà un passaggio tecnico. Ma voglio entrare in punta di piedi. Come a Firenze».
Firenze, cioè il Maggio. Il suo precedente compito. «Non ho fatto tutto da solo. Lì il lavoro fu mio, del sindaco, del presidente della Provincia. Era interesse della città e dello Stato italiano risollevare il teatro. La stessa cosa vale per il San Carlo. Sono un funzionario dello Stato. Per me è un grande onore lavorare a Napoli, in un momento come questo, fatto di rapporti molto stretti con la sua cultura. Il ministro, come fece a suo tempo Buttiglione per Firenze, mi ha chiesto se ero disponibile. Ho detto sì».
È stato tre volte al San Carlo nella stagione scorsa. «Ho visto un bellissimo Candide, il Falstaff e il Werther. Nessuna sorpresa. Lanza Tomasi allestisce sempre stagioni di alto livello».
In Lanza Tomasi invece viene prima l´amarezza. «Se una città non risponde, diventa tutto più difficile: c´è stata più attenzione a livello nazionale e internazionale». Poi il rimpianto. «Abbiamo avuto continui tagli senza fondi sostitutivi. Ora eravamo sul punto di avere dei soci. L´azione del governo colpisce il cda nel momento in cui qualche luce sul piano finanziario si cominciava a intravedere», dice il sovrintendente del teatro. Lo sarà fino a lunedì, giorno del passaggio di consegne. Un´idea se l´è fatta:
«Questa storia rientra in un quadro generale di rapporti non semplici fra Napoli e il governo».
Il governo amico di cui parlava la Iervolino in campagna elettorale. «Penso che il sindaco fosse convinto di aver scongiurato l´ipotesi - il pensiero di Lanza Tomasi - evidentemente non c´erano le condizioni».
Ottimismo, però. «Non è una liquidazione. Se esistono problemi di tesoreria, credo che il governo interverrà, o farà pressioni perché qualcuno intervenga. Serve uno screening alla situazione amministrativa. La prima cosa da vedere è la tesoreria. Non c´è nulla fuori norma, non ci sono sprechi
. Ma il San Carlo - continua il sovrintendente - andava verso questa situazione da due anni. Per rigidità. Per tante approssimazioni. Penso ai 2 milioni l´anno che si spendono per il fondo pensioni. All´epoca si pensava che fosse una faccenda statale, e che qualcuno avrebbe pagato. Ma se passano 9 anni e nessuno interviene, quel debito rimane. Nelle aziende si fanno i conti. Se una ditta non mette abbastanza merci sul mercato, o fallisce o deve vendere».
Nessuno schiaffo alla città. Così dice Arnaldo Sciarelli, commissario straordinario di Arcus, la società per lo sviluppo dell´arte, della cultura e dello spettacolo di cui è azionista il ministero dell´Economia: i diritti dell´azionista sono esercitati dal ministero per i Beni e le attività culturali. Sciarelli è napoletano.
Una scelta di Rutelli. Assicura: «Rutelli ama Napoli. Su questo punto non si discute. L´ha dimostrato anche con la decisione presa per l´assegnazione del Festival del teatro. Nessun affronto. Il ministero ha preso atto delle indicazioni del collegio sindacale. Ha preso atto delle banche lontane dal teatro. Ha preso atto dell´incapacità dei privati napoletani di occuparsi del teatro. Privati che, dopo le promesse, non mi risulta abbiano tirato fuori dei soldi». Nastasi, per Sciarelli, è l´uomo giusto.
«S´è già occupato del Maggio fiorentino. Non è un uomo di sinistra, dunque è pure una garanzia per l´opposizione. Viene da una famiglia di servitori dello Stato. Bisognerà puntare sulla qualificazione dei dipendenti, provare a ridurre i costi. Sono sicuro che si provvederà a tutelare i posti di lavoro, eliminando le spese inutili».

VIVA SILVIO....................


postato da: napoliopera alle ore 21:14 | link | commenti (1)
categorie: comunicati
venerdì, 06 luglio 2007

SE POTESSI AVERE 50000 EURO ALL'ANNO !

SIAMO ALLE SOLITE CARE AMICHE ED AMICI,I PROBLEMI DEL TEATRO DI SAN CARLO SEMBRA DERIVINO DAL COSTO DEL PERSONALE CON UNA MEDIA DI 50000 EURO ALL'ANNO PER DIPENDENTE, MAGARI !!! PURTROPPO LA NUTTATA SEMBRA NON PASSARE MAI, CAMBIANO I GOVERNI MA LA MORALE E' SEMPRE LA STESSA, TAGLIAMO IL PERSONALE E ANDIAMO AVANTI..

RICEVIAMO E POSTIAMO QUESTO INTERESSANTE ARTICOLO PUBBLICATO IL 6 LUGLIO SULLA RUBRICA ONLINE www.ildenaro.it 

Napoli
 
 teatro san carlo  

Gestione pubblica, ma con criteri privati

Si conclude l’inchiesta del Denaro sulla crisi della Fondazione Teatro San Carlo di Napoli. L’intervento di autorevoli esponenti sul tema — che viene dibattuto anche in rete collegandosi attraverso la home page del nostro sito www.denaro.it - induce a due riflessioni: l’importanza che il San Carlo ha, innanzitutto, per Napoli e i napoletani, come dimostrano l’entusiasmo e la profondità dei contributi alla discussione ed alle ipotesi di rilancio e di riorganizzazione della Fondazione; la presa d’atto della collettività della effettiva gravità della situazione di crisi in cui versa la Fondazione. Le proposte raccolte vanno, pressoché tutte, nel senso di una gestione manageriale, che contestualmente promuova iniziative per avvicinare i privati e, per ridisegnare una mappa dell’utenza al fine di incrementare il numero di spettatori con attività artistiche di qualità.
di Gianni Tomo
Le testimonianze raccolte dal Denaro sulla crisi del San Carlo evidenziano una ampia disponibilità di privati e imprenditori a significativi interventi finanziari, ma soprattutto un notevole contributo di idee per iniziative che riguardano sia la riorganizzazione, sia il rilancio della Fondazione anche attraverso soluzioni innovative.
Sono segnali importanti che provengono dalla società civile e che contrastano fortemente con l’assoluto silenzio dell’attuale management su qualsivoglia disegno strategico, palesemente evidente dalla lettura della relazione al bilancio al 31 dicembre scorso.
Le perdite di gestione dell’ultimo esercizio per 4,5 mln di euro, che nell’ultimo triennio ammontano a 9,7 mln, non possono difatti trovare alcuna soluzione nell’unica strategia operativa prevista per l’esercizio 2007 di rivisitazione e contrazione delle attività in calendario.
Tanto meno la pesante situazione debitoria di oltre 17 mln di euro verso enti previdenziali ed erario, e di oltre 28 mln di euro verso dipendenti per indennità di quiescenza e similari, che essenzialmente caratterizzano il disavanzo patrimoniale tendente al commissariamento, può trovare soluzione nella donazione di due appartamenti da parte del Comune di Napoli valutati 4,5 mln di euro.
Le proposte raccolte dal nostro giornale vanno, pressoché tutte, nel senso di una gestione manageriale, accorta soprattutto ad evitare sprechi, ma che contestualmente promuova nuove iniziative per avvicinare i privati ad investire in questo importante prodotto culturale, per ridisegnare una mappa dell’utenza al fine di incrementare spettatori con attività artistiche di qualità, ed in particolare gli abbonati che oggi contribuiscono solo al 6,4 per cento dei ricavi totali ed al 52,5 per cento del totale dei biglietti venduti.Proprio sull’aspetto della vitalità artistica del Teatro, da una rapida visita del suo sito internet, si può cogliere con immediatezza la evidente differenza di attività in calendario e della programmazione degli spettacoli rispetto ad altre analoghe iniziative italiane in pieno fermento anche in questo periodo estivo.
Tanti sono stati i contributi per sviluppare idee su nuove aree produttive, dal merchandising a sinergie con altri settori, soprattutto con quello turistico connesso ai tanti croceristi.
Si è discusso dei potenziali benefici di una gestione affidata in esclusiva ai privati, ma anche degli eventuali conseguenti rischi di assoggettamento del “prodotto culturale” di tale valore alle logiche del libero mercato.
Ma in questo momento di analisi appare necessario cercare di rimettere un po’ d’ordine nelle idee e rifuggire dai luoghi comuni per addivenire ad una possibile concretezza. Le linee principali sono apparse in tal senso l’azzeramento dei problemi del passato ed una accorta gestione manageriale attenta agli sprechi. Allo stato attuale entrambe non appaiono realizzabili, e comunque mai in tempi brevi e senza significativi impatti sociali poiché qualsiasi progetto futuro per il San Carlo appare difatti imprescindibilmente condizionato dall’attuale situazione del personale dipendente: può essere ritenuto il principale problema da risolvere ma non bisogna dimenticare che le prevalenti dottrine, correttamente, identificano tra i principali valori aziendali il patrimonio di risorse e competenze del suo personale.
Premesso difatti che il patrimonio artistico e culturale è un valore assoluto, comune ad ogni organizzazione teatrale, ciò che caratterizza il Massimo è il suo personale, sia artistico che della gestione generale, con la sua capacità di organizzarsi e di esprimere valore per le prestazioni.
Si è molto discusso dell’elevato numero di dipendenti, 400 di cui 355 a tempo indeterminato, con un costo complessivo di 20 mln di euro l’anno, che determina una media di 50.000 euro l’anno per ciascuno di essi ed è questo il punto fondamentale: la valutazione dell’attuale organigramma, con le specifiche competenze ed i relativi costi, attraverso il quale sarà possibile stabilire l’assetto futuro del San Carlo e le sue potenzialità, ma anche prospettare una soluzione alla relativa situazione debitoria per quiescenza e fine rapporto (28 mln di euro), rilevantissima seppure non a breve termine.
Come abbiamo visto, l’attuale management ha identificato in due aspetti la crisi gestionale: la rilevanza dei costi del personale e la contrazione dei contributi dalle Istituzioni.
Questi due aspetti sono senz’altro fondati ma, in assenza di strategie dell’attuale management e possono apparire luoghi comuni e frasi di rito:
- avere un assetto del personale inadeguato, è ben ovvio che genera costi e problemi, ma se affrontati, forse, si trova una soluzione;
- tutti i Teatri è noto che beneficiano di contributi pubblici sempre in contrazione, ma l’esperienza del Lirico di Cagliari ci dimostra che è comunque possibile un pareggio. L’intervento pubblico deve essere riportato anche nel San Carlo ai criteri guida ed alle teorie sulla programmazione economica, e cioè a quella funzione di risorsa integrativa delle entrate caratteristiche dagli spettacoli insufficienti a remunerare gli elevati costi del prodotto culturale.
Dopo aver accumulato milioni di euro di perdite e di debiti anche in chiusura del bilancio al 31 dicembre è evidentemente mancata soprattutto quella cultura e responsabilità d’impresa che dovrebbe accomunare tutte le iniziative economiche, comprese quelle no-profit tra le quali si annovera il San Carlo.
Qui non vi è il popolo del calcio che interviene numeroso, ma neanche una serie maggiore da conquistare: il Teatro San Carlo è fuori da ogni logica di risultato, se non imprescindibilmente legato ad una qualità da esprimere attraverso le competenze del suo personale artistico e gestionale, e se la relativa valutazione dovesse anche parzialmente risultare negativa, le responsabilità non potranno essere astrattamente addebitate solo alle Istituzioni.
E’ la Fondazione, con i suoi organi sociali a dover tempestivamente operare secondo criteri di efficacia e di efficienza che da sempre caratterizzano le imprese — anche no-profit — di successo, senza nemmeno voler ricorrere alle più recenti evoluzioni delle teorie ed applicazioni di marketing, comunicazione, innovazione continua, ma ricorrendo a due criteri vecchi come il mondo per la gestione di qualsivoglia attività: organizzazione e previsione.
Sarebbe bastato un minimo di applicazione e, per tempo, si sarebbe almeno prevenuto lo scenario che si presenta oggi sia di crisi economico-finanziaria che delle prestazioni. Per la futura gestione del Teatro San Carlo, bisognerà fare tesoro della attuale situazione e rifuggire dal consueto atteggiamento simultaneo di rassegnazione e nel contempo di entusiasmo sempre rinnovato del popolo napoletano, di azzerare il pregresso, ed una volta tanto si dovrà evitare di mandare in scena la nota canzone “chi ha avuto, ha avuto, scurdammece ò passato…..”. Resterà un dubbio: si poteva evitare?
Il Massimo deve rimborsare 19,7 mln
Debiti esigibili entro il 2007
Debiti vs. le banche 5.732.835
Debiti vs. altri finanziatori 534.207
Debiti vs. fornitori 1.989.760
Debiti tributari 3.536.576
Debiti assistenziali e previdenziali 13.379.120
Altri debiti 405.219
Totale debiti a breve 25.577.717
Crediti esigibili entro il 2007
Crediti vs. clienti 219.408
Crediti tributari 2.459.184
Imposte anticipate 1.193
Altri crediti 2.931.047
Disponibilità liquide 274.419
Totale crediti a breve e cassa 5.885.251
Margine di tesoreria -19.692.466

Il margine di tesoreria negativo indica l’incapacità del Massimo a far fronte alla restituzione dei fondti nel 2007 (dati in euro)
Il Consiglio
Presidente:
Rosa Russo Iervolino

Vicepresidente
Fulvio Tessitore

Consiglieri
Enrico Accinni, Francesco De Simone, Riccardo Di Palma, Pasquale Lambiase, Gioacchino Lanza Tomasi, Francesco Apicella

Collegio dei Revisori
Giovanni di Macco (presidente), Roberto Cappabianca, Mario D’Onofrio
La composizione dei ricavi
2004 2005 2006
Vendita biglietti e abbonamenti 3.809.667 3.771.385 3.439.322*
Contributi istituzionali 27.691.003 26.748.892 23.569.323
Contributi di altri sostenitori 754.214 1.147.303 1.076.632
Quanto costano i dipendenti
Totale dipendenti 400
Dipendenti a tempo indeterminato 355
Costo medio annuo per dipendente 50.000 euro
Totale costo annuo per i dipendenti 20 mln di euro
Altri compensi artistici e servizi organizzativi 10 mln di euro
Situazione debitoria nei confronti del personale 28 mln di euro
Finanziamenti pubblici per l’84 per cento
Ricavi da contributi pubblici 84%
Ricavi da altri sostenitori 3,8%
Ricavi per biglietti e abbonamenti 12.2%
RIcavi solo da abbonamenti 6,4%
La perdita sale a 4,5 mln nel 2006
2006 2005
• Valore della produzione 30.976.814 34.021.898
• Costi della produzione -34.250.158 -35.665.921
di cui personale -19.982.390 -21.021.928
e allestimenti -750.245 -432.480
• Proventi e oneri finanziari -986.182 -666.014
• Partite straordinarie 151.580 1.539.914
• Risultato prima delle imposte -4.107.946 -770.123
• Risultato -4.494.514 -1.069.159

La perdita nel 2006 sale di 3.425.355 euro da poco più di un milione del 2005
Il Governo taglia i fondi per 3,3 mln
2006 2005 Differenza
Ministero Beni culturali 14.068.073 17.380.870 -3.312.797
Comune di Napoli 1.850.000 1.737.760 112.240
Regione Campania 5.000.000 4.890.096 109.904
Provincia di Napoli 2.651.250 2.740.165 -88.915
Totale 23.569.323 26.748.891 -3.179.568

La flessione dei contributi dei soci fondatori è dovuta al taglio del Fus per 3,3 mln
Abbonamenti in flessione
2006 2005 differenza
Vendita biglietti 1.633.709 1.728.124 94.414
Quota abbonamenti 1.805.613 2.043.261 237.648
Sponsorizzazioni produzioni 25.917 85.500 59.583
Totale 3.465.240 3.856.885 391.645

Abbonamenti, biglietti e sponsorizzazioni in calo: i ricavi scendono di 400 mila euro
 
6-07-2007
*


postato da: napoliopera alle ore 14:25 | link | commenti (2)
categorie: rassegna stampa
martedì, 28 novembre 2006

 

COMUNICATO 

 

L’assemblea generale dei lavoratori della Fondazione Teatro di  San Carlo, unitamente alla RSU e alle Segreterie Territoriali/Regionali ,

venuta a conoscenza delle proposte dell’ANFOLS in tema di CCNL,

 

                          CHIEDE CON FORZA

 

 alle Segreterie Nazionali di rigettare qualsiasi forma di trattativa di rinnovo contrattuale se non preceduta dall’abrogazione della legge 43/2005

 (emendamento “Asciutti”).

 

Napoli, 23 Novembre 2006


postato da: napoliopera alle ore 14:28 | link | commenti (10)
categorie: comunicati

Scala, i musicisti: Basta sprechi, Aida troppo cara
Corriere della Sera, Milano, 28/11/2006

Una lettera aperta contro Letizia Moratti e Francesco Rutelli. Firmatario, un gruppo di musicisti. Oggetto: protestare contro i costi della nuova «Aida» firmata da Franco Zeffirelli, che di recente ha dichiaralo: «Quando il Sovrintendente Lissner mi ha proposto Aida, ero tentato di far risparmiare al teatro due milioni di euro, riprendendo la mia messa in scena del 1963, ma per una inaugurazione non avrebbe avuto senso. Ecco perché mi sono spremuto le meningi per una nuova idea che fosse fedele alla tradizione scaligera». I firmatari si domandano se l'enorme costo produttivo commissionato dalla gestione della Scala sia in linea con il massimale, stabilito dalla direttiva del ministero dei Beni Culturali, per nuovi allestimenti e scritture artistiche che prevede fra l'altro un tetto di 120 mila euro per compensi complessivi come regista, scenografo e costumista, pena la revoca del finanziamento pubblico. Inoltre, si legge ancora nella lettera. «Nel 2006 è lecito per un teatro, sia pure prestigioso come quello della Scala, investire tali risorse per una nuova produzione che more solito non potrà essere noleggiata e messa in circuito in altre sedi, per presumibile complessità di struttura ed a causa del suo altissimo costo?»


postato da: napoliopera alle ore 14:00 | link | commenti
categorie: rassegna stampa
domenica, 26 novembre 2006

“Lettera aperta” di Almerindo d’Amato

 Sull’Aida Kolossal di Zeffirelli alla Scala 

Roma 23/11/2006

Lettera aperta   di    Almerindo d’Amato 

 sottoscritta da altri illustri musicisti:        

Lia De Barberiis

Giuseppe Giglio

Pieralberto Biondi

Donella D’Alessio

Luisa De Robertis

Gloria Lanni                         

Francesco Telli

Francesco Carotenuto 

 A La Repubblica ed altri Quotidiani

Al SindacoPresidente del Teatro La Scala

Al Presidente della Repubblica

Al Presidente del Consiglio

Al Ministro dei Beni Culturali

Al Presidente della Regione Lombardia

Alla Direzione Generale dello Spettacolo

Roma 

Nella rubrica“Spettacoli e TV” (pag.47) del quotidiano La Repubblica di martedì 21 novembre 2006, all’interno di un articolo di presentazione della prossima inaugurazione della stagione scaligera, appare virgolettata una frase pronunciata dal regista Franco Zeffirelli degna di essere approfondita e, verificatane la autenticità, chiarita per una attenta riflessione: 

“Confesso -  dice il regista - che, quando il Sovrintendente Stéphane Lissner mi ha proposto Aida, ero tentato di far risparmiare al Teatro due milioni di Euro, riprendendo la mia messa in scena del 1963 alla Scala, ma, per una inaugurazione, non avrebbe avuto senso. Ecco perché mi sono spremuto le meningi per una nuova idea che fosse fedele alla tradizione scaligera, ma che al tempo stesso sbaragliasse certe convenzioni sceniche. D’altronde, chi altri avrebbe potuto? Sono una vecchia iena ancora capace di mordere. Dopo la morte di Strehler, sono rimasto l’unico regista ad amare davvero l’opera.” 

A parte le affermazioni di merito artistico, i dati forniti dal M° Zeffirelli suscitano alcune non contestabili deduzioni: 1) esiste nei magazzini una precedente Aida curata da Franco Zeffirelli.  Ne consegue che è stata conservata, con tutti gli onerosi costi relativi, una produzione totalmente inutilizzata, tanto è che, nel lontano 1985, la stagione del Teatro alla Scala fu inaugurata con una nuova produzione di  Aida, firmata dal regista Ronconi.

2) La nuova produzione costerebbe ben 2 milioni di euro ! Ovvero, se il M° Zeffirelli ha invece inteso dire che ricostruendo la vecchia produzione si sarebbero risparmiati due milioni di Euro rispetto alla nuova, è legittimo dedurre che quest’ultima costerà in realtà ancora di più !!

3) Fermo restando l’incontestata stima di cui è tributario il regista Zeffirelli, viene però da chiedersi se l’enorme costo produttivo commissionato dalla gestione della Scala, sia in linea con il massimale, stabilito dalla direttiva del Ministero dei Beni Culturali, per nuovi allestimenti e scritture artistiche che prevede fra l’altro un tetto di ben E.120.000 per compensi complessivi come regista, scenografo e costumista, pena la revoca del finanziamento pubblico.

Inoltre, nell’anno 2006, contrassegnato dal complessivo taglio del 40% del Fondo Unico per lo Spettacolo, è lecito per un teatro sia pure prestigioso come La Scala investire tali risorse per una nuova produzione che – more solito - non potrà essere noleggiata e circuitare in altre sedi, per presumibile complessità di struttura ed a causa del suo altissimo costo?

Ultima considerazione: per quale motivo secondo gli attuali dirigenti della Scala “per una inaugurazione non avrebbe avuto senso” fare quello che ad esempio ha fatto il Teatro Metropolitan di New York quando nell’anno 2004 inaugurava la propria stagione con Otello riprendendo una bellissima produzione di dieci anni prima? Forse una Fondazione lirica italiana, che sopravvive con fondi pubblici, ha meno obblighi nei confronti del suo finanziatore di quanti ne abbia, invece, un altro importantissimo teatro che deve rispondere solo ai propri sostenitori privati ?  Anziché ridurre le produzioni, annullare commissioni di Opere nuove e lesinare i compensi minimi, non è assolutamente doveroso e più che mai ragionevole nella gestione delle Fondazioni oggi evitare sperperi sproporzionati, dando esempio di funzionalità economica, con allestimenti mirati all’essenzialità drammatica dell’opera lirica ? Senza distrattive digressioni, vale più che mai l’ammonimento di Antonio Salieri

Innanzi tutto la Musica”! 

Finchè lo Stato e gli Enti pubblici continueranno a finanziare senza regole ineludibili Fondazioni con finalità pubbliche, gestite in regime di autonomia privatistica irresponsabile, non si salverà la sopravvivenza e l’equilibrio sociale delle strutture  artistiche del Paese !  

Per la mia lunga esperienza di musicista, e recentemente di Consigliere di Amministrazione del Teatro Verdi di Trieste, porto all’attenzione dell’opinione pubblica e delle Autorità dello Stato, le esposte riflessioni emerse, in aperto scambio di valutazioni con altri illustri artisti indicati, direttori di orchestra, compositori e pianisti, nell’occasione della comune partecipazione  alle Commissioni giudicatrici della 29.ma edizione del Premio internazionale di Composizione ed Interpretazione “Valentino Bucchi” 

                                                                           Almerindo d’Amato

                             

 

 

 

 


postato da: napoliopera alle ore 15:39 | link | commenti
categorie: varie
venerdì, 17 novembre 2006

Nun chiammà triste,ca peggio te vène...(non lamentarti del male che ti verrà peggio!)...

Temi che DOVRANNO essere oggetto di esame e confronto sindacale in sede di trattative di rinnovo contrattuale per la disciplina normativa dei rapporti di lavoro del personale dipendente delle Fondazioni lirico-sinfoniche
Per visualizzare il documento completo clicca sull'icona
piattaforma e nuove proposte ccnl
TESTO INTEGRALE:
1.Adozione di nuovi moduli organizzativi tesi alla eliminazione delle esistenti rigidità contrattuali ed al perseguimento delle migliori condizioni di produttività, competitività, e qualità dell'attività produttiva.Definizione dei criteri di articolazione dell'orario di lavoro ai sensi della L.66/2003
2.Individuazione di nuove forme occupazionali e rimeditazione di quelle esistenti al fine di assicurare l'ottimale utilizzazione del personale nel rispetto delle ineliminabili esigenze artistiche delle Fondazioni e della professionalità dei lavoratori.
3.possibile revisione dei criteri organizzativi delle prestazioni lavorative ai fini di una corretta affermazione dei principi di flessibilità e fungibilità delle mansioni
4.riesame dei vigenti accordi in materia di verifiche professionali e di autorizzazioni allo svolgimento di attività di lavoro autonomo o professionale.
5.verifica degli accordi integrativi aziendali in essere ed individuazione delle materie e degli istituti oggetto di possibile trattativa nelle future pattuizioni aziendali.
6. rivisitazione dell'istituto degli organici funzionali e del sistema delle "alternanze".
7.agibilità del ricorso a forme di esternalizzazione produttiva nel rispetto delle vigenti norme di tutela e nella confermata attenzione alla esigenza dell'ottimizzazione delle capacità produttive interne.
8. individuazione di possibili schemi operativi in tema di previdenza complementare nel contesto del nuovo quadro legislativo in materia
9. riesame di una serie di istituti normativi contrattuali di cui la passata esperienza applicativa ha dimostrato la necessità di una adeguata revisione (trattamento di malattia, infortuni sul lavoro, diritto di precedenza, per i contratti a termine delle categorie artistiche, mutamento di mansioni, trasferte, strumenti speciali ed affini ecc....)
Dal blog delle infoiate torinesi copiamo ed incolliamo una appropriata semi-seria e
semi-fantascientifica interpretazione del documento :
PREMESSA SULLA REALTA' REGIO-TORINO
a) la regione ci dà molti soldi a patto che andiamo in giro per il piemonte a fare titoli d'opera
b) la superfondazione stabile-regio, di futura formazione, prevede ESPLICITAMENTE che uno degli scopi principali della sua costituzione sia farci andare in giro per il piemonte (cosa che lo stabile con la prosa fa ormai da molti anni)
c) con l'attuale CCNL, disegnato sulle esigenze di teatri stabili che fanno attività in sede e solo occasionalmente in tour, le rigidità sono eccessive per poter aumentare più di tanto i titoli da fare in giro in regione, e invece nella nostra palla di cristallo intravediamo che si vorrà arrivare ad almeno quattro titoli all'anno (è un'idea nostra, non sappiamo se pessimista o ottimista)
d) dulcis in fundo, ricordiamoci che un anno fa, ai tempi del camper, ci agitammo molto quando un uccellino ci disse che si intendeva risanare i bilanci facendo appunto i teatrini regionali. ebbene, hanno cominciato e non si fermeranno qui; e temiamo che Vergnano abbia contrabbandato quest'ideona anche a quelle fondazioni, e sono la maggioranza, che non avendo l'importanza storico-artistica delle istituzioni principali come Scala e Opera di Roma devono trovare un modo di sopravvivere. qual è la ricetta-vergnano? semplice: invece di puntare su spettacoli di qualità a costi ottimizzati, si fa il carrozzone e così si ciucciano risorse agli enti locali.


    1 . Adozione di nuovi moduli organizzativi tesi alla eliminazione delle       esistenti rigidità contrattuali ed al perseguimento delle migliori condizioni di
         produttività, competitività e qualità dell'attività produttiva. Definizione dei   criteri di articolazione dell'orario di lavoro ai sensi delÌa legge 66/20011;

la legge 66 (2003 e non 20011, a meno che non si tratti della legge sui diritti televisivi che con noi c'entra come i cavoli a merenda) deriva da una direttiva europea, e fra le altre cose obbliga il datore di lavoro (di qualunque tipo di lavoro) a prevedere 11 ore di riposo continuative ogni 24 ore. per noi artisti è difficile che sia un problema, allo stato attuale, mentre lo è già per l'orario dei tecnici quando ad esempio fanno spettacolo la sera e poi il turno del mattino, che per loro comincia molto presto; ma diventerà un problema anche per noi quando una grossa percentuale della nostra attività sarà in decentramento e si tornerà a casa all'una-le due di notte dalle nebbie della padania: perché ora si risolve mettendo a riposo gli artisti il giorno dopo la recita, ma alla lunga è dispendioso. per farci lavorare tutti i giorni pur rincasando tardi la notte dovranno fare un accordo che superi l'obbligo della legge 66.

    2 .
individuazione di nuove forme occupazionali e rimeditazione di quelle esistenti al fine di assicurare l'ottimale utilizzazione del personale, nel rispetto delle ineliminabili esigenze artistiche delle Fondazioni e della professionalità dei  Iavoratori;

questa cosa qui è un po' spaventosa, e detta così può voler dire un po' tutto. nuove forme occupazionali, cioè cosa? nel senso delle nuove forme contrattuali? co.co.co? co.co.pro? coccodè? e rimeditazione di quelle esistenti, cioè nemmeno le situazioni esistenti sono garantite? non vogliamo pensarlo...

   
3 . possibile revisione dei criteri organizzativi delle prestazioni lavorative ai flni di una corretta affermazione dei principi di flessibilità e fungibilità delle mansioni;

fungibilità è una parola orrenda. abbiamo dovuto cercarla sul dizionario. ci sembra voglia dire che le mansioni devono essere intercambiabili. flessibili e intercambiabili: quando non si canta si puliscono i cessi, forse.

    
4 . riesame dei vigenti accordi in materia di verifiche professionali e di
  autorizzazioni allo svolgimento di attività di lavoro autonomo e       professionale;

ovvero il regime del terrore: la nostra professionalità potrà essere messa alla prova ogniqualvolta negheremo un lavoretto di bocca al nostro responsabile, o romperemo i maroni come RSU, o cose così. la verifica libera porta alla ricattabilità. ciò non è male: è malissimo.

e inoltre: che significa "riesame degli accordi sulle autorizzazioni all'attività di lavoro autonomo"? che non ci vogliono più permettere di svolgere attività musicale fuori dal teatro? o che se vogliamo avere un'attività (e probabilmente vogliamo, dato che i musicisti vogliono far musica) dobbiamo ad esempio, buttandola lì a caso, rinunciare alla stabilità ed aderire ad una cooperativa, cioè o sempre dipendenti o sempre autonomi?


    
5 . verifica degli accordi integrativi aziendali in essere ed individuazione delle materie e degli istituti oggetto di possibile trattativa nelle future pattuizioni aziendali;

e va be', lo sappiamo che vogliono rimettere mano agli integrativi. in peggio, è ovvio.

    
6 . rivisitazione dell'istituto degli organici funzionali e del sistema delle ''alternanze";

alternanze? questa parola non appare nel contratto nazionale; invece gli organici funzionali sono quella cosa che ancora impedisce che i teatri si trasformino nel "progetto-parma", ovvero pochissimi assunti negli uffici e tutti gli organici ingaggiati a seconda della produzione.

    
7 . agibilità del ricorso a forme di esternalizzazione produttiva nel rispetto delle vigenti norme di tutela  e nella confemata attenzione alla esigenza dell'ottimizzazione delle capacità produttive interne;

ecco, questo è un punto importantissimo e non dobbiamo fare l'errore di sottovalutarlo. l'esternalizzazione del lavoro era regolata in maniera estremamente rigida prima della legge biagi; poi è stata praticamente liberalizzata. ora, che significa esternalizzazione? significa, per fare un esempio, che noi abbiamo un reparto elettricisti-fonici, ma per montare la parte fonica di un nostro concerto, per esempio all'aperto, chiamiamo un service esterno, cioè una ditta o una cooperativa. o, altro esempio, abbiamo un coro e un'orchestra, ma per fare un titolo della stagione ne chiamiamo altri da fuori. per dirla tutta, "il Naso" di Sostakovic è un caso di esternalizzazione mascherata da scambio culturale. l'esternalizzazione secondo noi è il male. perché? ma perché oggi chiamiamo il teatro di san pietroburgo, che fa il suo lavoro per quindici giorni e poi torna a casa; ma domani chiamiamo il coro cooperativa Distocazzo e gli facciamo fare due cantate di Bach pagandolo una miseria e facendolo lavorare dieci ore al giorno sotto la neve (tanto sono precari e non hanno diritti), mentre il nostro coro è a chiusa pesio a fare Traviata al pianoforte a costo zero grazie al CCNL da noi precedentemente creato; dopodomani, avendo mantenuto il blocco delle assunzioni per sempre, rimpolpiamo il nostro coro ormai anziano e decimato dai pensionamenti facendo ricorso ad una cooperativa qualsivoglia, magari sempre la Stocazzo, magari la Staminchia, e per il Nabucco tutte e due insieme.


     8 . individuazione di possibili schemi operativi in tema di previdenza complementare nel contesto del nuovo quadro legislativo in materia;
tradotto in italiano: ci vogliono fottere il tfr.

     9 . riesame di una serie di istituti normativi contrattuali di cui Ia passata
           esperienza applicativa ha dimostrato la necessità di un'adeguata revisione (trattamento di malattia, infortuni sul lavoro, diritti di precedenza per i contratti a termine delle categorie artistiche, mutamento di mansioni, trasferte,  strumenti speciali ed affini, etc....).

le prime due voci, quelle in grassetto, sono diritti importantissimi. che significa riesame degli infortuni sul lavoro? attenzione, noi tendiamo a dimenticarcene, ma il lavoro in palcoscenico è fra i più pericolosi (anche se ammettiamo che la miniera e l'altoforno sono peggio). sia noi che i tecnici dovremmo, per legge, andare sempre in scena (sempre, prove e recite) con l'elmetto quello giallo e le calzature antinfortunistiche. deroghiamo, certo, e il perché è ovvio; ma a nostro rischio. questo solo per fare un esempio. c'è gente che si fulmina, che si brucia, che si tronca un dito in falegnameria, che cade da un ponte, che viene schiacciata da una quinta; speriamo che il "riesame dell'istituto dell'infortunio" non vorrà dire qualcosa a sfavore dei lavoratori.... ma abbiamo come il sospetto che sì, chissà perché.
per finire: rivediamo naturalmente anche l'istituto delle trasferte, no??? altrimenti fare il carrozzone costa troppo. altro che 80 euro al giorno, ti diamo il pullman e un panino e devi anche dirci grazie.


postato da: napoliopera alle ore 15:13 | link | commenti (2)
categorie: varie
domenica, 22 ottobre 2006

Risultati elettorali

Teatro S. Carlo
Elezioni RSU/RLS 2006
 
Votanti:                333
Schede nulle:        3
Schede bianche:   3
 

LISTA
VOTI
RSU
RLS
SPETTANTI
UILCOM.UIL/LIBERSIND
96
5
1
FISTeL – CISL
69
3
1
FIALS CISAL
59
3
1
SLC CGIL
43
2
0
COBAS
39
1
0
UGL
27
1
0


postato da: napoliopera alle ore 12:43 | link | commenti
categorie: varie
giovedì, 12 ottobre 2006

DAL BLOG DEL TEATRO ALLA SCALA...

UNA MODESTA PROPOSTA:

MA FACCIAMOCI UN GARAGE! (di Alfonso Antoniozzi) Ma sì, ma perchè dobbiamo stare qui a perdere tempo dietro ai teatri lirici, che diciamoci la verità sono un baraccone insostenibile che ormai è imploso e che non aspetta altro che di esplodere facendo schizzare per tutta la città pezzi di corde vocali, note musicali, fogli di musica, archetti, cantinelle, praticabili e quant'altro li riempia da sempre, insieme a carte, cartacce, documenti, ritenute d'acconto, ruolini ENPALS e tutto l'ambaradan che la moderna amministrazione richiede per un efficiente funzionamento della baracca. Ma abbiate il coraggio di dirlo che non ve ne frega niente, che saremmo molto più utili alla società dietro un bancone di supermercato o a spalare merda nelle varie Fattorie televisive o, meglio, messi a pecora sulla Salaria per cinquanta euro a botta salvo sconti a militari e appassionati, tanto anche se non lo dite appare evidente lo stesso che la volontà neanche troppo nascosta è quella di farci chiudere baracca e burattini senza che nessuno alzi un dito a Roma e, peggio, senza che nessuno si assuma la responsabilità morale e materiale di buttarci tutti in mezzo a una strada. Coraggio, su, ditelo : della lirica non ce ne frega un beato piffero, ooooh, lo vedete che è liberatorio? E tanto peggio se il resto del mondo parla italiano anche (direi principalmente) grazie a Verdi, Puccini e compagni, se in questo esatto momento da qualche parte del globo viene rappresentata un'opera italiana, se ogni anno migliaia di giovani di tutto il mondo si innamorano della nostra musica, e studiano la nostra lingua, e cercano di cantare all'italiana, ma chi se ne frega, ma chiudiamoli questi teatri, cazzo! Chiudiamoli sul serio però, senza tagliare fondi con le varie finanziarie, senza questo sgocciolio di rubinetto sempre più esile, sempre più misero, che ci costringe a risparmiare settanta euro di scenografia per far quadrare il bilancio, che spinge i teatri a pagare con quaranta-sessanta giorni di ritardo, che mette tutti nella condizione non dico di fare sacrifici, sarebbe il minimo, ma di indebitarsi NOI con le banche perchè lo stato (minuscolo, minuscolo e basta) i soldi li sgancia PER QUALUNQUE ALTRA STRONZATA ma non per la lirica. Ma chi se ne frega di questi quattro pachidermi cerebrolesi che cantano Amami Alfredo, ma chi cazzo è Alfredo poi? Che non si capiscono le trame, diciamo la verità, e meno male che ci sono i sottotitoli, ma perchè non li doppiano IN I-TA-LIA-NO 'sti cantanti, che non si capisce perchè siano tanto speciali, che mi significa cantare a voce piena QUANDO CI STA IL MICROFONO!!! Siamo nel duemilasei, ohè, sveglia! E i coristi, e gli orchestrali, ma sarà mica un mestiere, il lavoro fa SU-DA-RE, porca miseria, mica è un divertimento, me lo dicono sempre i Carabinieri quando mi fermano per un controllo, che mestiere fa? Il cantante lirico. Vabbè, ma di mestiere!? PETTINO LE BAMBOLE ALLA FURGA, tutti i giorni dalle otto alle sei, perchè, che vi credete che escono pettinate da sole dalle macchine, no no, LE PETTINO IO, tutte io, va bene? Chiudiamo i teatri, chiudiamoli, abbiate pietà di noi, non manteneteci nell'illusione che gliene freghi ancora qualcosa a qualcuno, di star facendo qualcosa di buono, di essere capaci di toccare l'anima di chi ascolta, ma quale anima, l'anima LA TOCCA IL PAPA anche se quando parla sembra una delle Gemelle Kessler (quella più cattiva) chiudiamoli 'sti teatri, in fondo noi possiamo sempre provare ad aprire un bar, una tabaccheria, un tappeto su ponte santangelo, e coi teatri facciamoci UN BEL GARAGE, che di questo hanno bisogno le città, altro che di musica e di cultura, la musica la fa Povia coi piccioni, la cultura Marzullo, non scherziamo, altro che zumpappà, e annamo, su! FACCIAMOCI UN GARAGE multipiano, uno per città, che meraviglia, finalmente i centri storici decongestionati dalle auto, finalmente i diciasette piani di torre del Carlo Felice di Genova saranno utili alla comunità, tutti potranno entrare alla Scala (e in macchina!!!), il Petruzzelli lo ritirano su in una notte e forse allora a Piacenza sapranno dove cazzo è il Teatro Comunale visto che venti persone cui l'ho chiesto mi hanno risposto boh e lo sapeva solo un ecuadoregno di passaggio (il che rafforza la mia fede: la salvezza verrà dall'immigrazione!) FACCIAMOCI UN GARAGE! Noi ex lavoratori dello spettacolo lirico chiediamo solo, in cambio, un'agevolazione sui prezzi del mensile per parcheggiare il nostro furgone della porchetta in un posto che,in fondo, era casa nostra.

 

 


postato da: napoliopera alle ore 08:54 | link | commenti
categorie: varie
sabato, 07 ottobre 2006

Dal Teatro Massimo di Palermo

 
SLC-CGIL    FISTel-CISL  UILCOM-UIL  FIALS-CISAL
Segreterie nazionali
 
Coordinamento unitario del 6/10/2006
 
 
RELAZIONE della FIALS-CISAL di Palermo 
Cari amici e colleghi,
desideriamo porre subito l’attenzione sugli aspetti principali che rappresentano anche la ragione essenziale della nostra presenza qui e del contributo che la FIALS di Palermo intende dare all’attivo unitario in corso.Abbiamo la sensazione che il nostro Teatro, rappresenti, tristemente, un laboratorio sperimentale di quelle dinamiche che hanno ispirato alcuni istituti contrattuali sfociati poi nell’assetto normativo già noto come ASCIUTTI.
Sin dal 2003, infatti, a fronte dell’ assunzione di 104 unità, si accettò, con grande sofferenza, il taglio dell’integrativo per i nuovi assunti; con l’illusione di poter aggiustare il tiro in corso d’opera, tiro che a tutt’oggi non è stato ancora corretto…In questi giorni ci pare di rivivere quelle tristi vicende come in un sinistro flash-back: il ministro, tanto generoso in campagna elettorale, subordina il reintegro del FUS alla composizione di un ben addomesticato tavolo negoziale, e ancora non ha chiarito le condizioni per la previsione della finanziaria del 2007. Con un decreto pretende un rinnovo contrattuale, da cui dovrà scaturire la finalizzazione del “sempreverde” Asciutti: riduzione tout-court dell’integrativo, come già “assaporano” gli scritturati del Teatro Massimo…
Non vorremmo che anche il neo-ministro, si fosse persuaso che siamo tutti dei fannulloni, stra-viziati e stra-pagati, che meritano di passare dalle forche caudine; infatti, a differenza dei provvedimenti generali riservati al mondo del lavoro, ancora nulla si sa sullo scellerato blocco del turn-over sancito dall’art. 614 del maxi-emendamento 2006, che bloccherà le assunzioni ancora per un lungo anno.
Proprio quest’ultimo aspetto rappresenta una terribile spada di damocle penzolante sulla testa di chi, come noi, vorrebbe condurre una trattativa libera e serena. 
Il Ministro dovrebbe anche essere informato, delle inettitudini di taluni sovrintendenti responsabili, per esempio, di elargire lunghe pause estive, a suggello di uno scarsissimo regime produttivo.
Egli, il ministro, non solo dimentica gli impegni assunti dal suo governo, ma appronta una linea operativa in assoluta continuità col governo precedente; rilancia la famigerata legge che poco ha a che fare con i principi che dovrebbero ispirare le relazioni democratiche tra le parti sociali … Gradiremmo che il legislatore adottasse strumenti mirati per contrastare quel malcostume che qualcuno ci vorrebbe addossare per comodità, piuttosto che varare, con i paraocchi, leggi mannaia a discapito di tutti gli operatori indistintamente.
Ci domandiamo anche a chi e per cosa sarà destinata l’implementazione prevista in finanziaria 2007, che il ministro annuncia tramite l’ANSA: si potrebbe verificare la sciagurata ipotesi che oltre alla riduzione del costo del lavoro di circa un 20%, ed il blocco delle assunzioni, i sovrintendenti potrebbero liberamente e disinvoltamente disporre anche di una più sostanziosa contribuzione pubblica. 
A livello locale poi, da noi a Palermo, la situazione appare drammatica, raccontiamo per dovere di cronaca: scioperi ad oltranza, occupazione della sovrintendenza, artisti del coro incatenati davanti il teatro, cancellazione di un’intera produzione, e per finire un esito referendario che ha nettamente bocciato un’ipotesi di accordo illegittima quanto iniqua. Oggi assistiamo increduli alla riconferma del sovrintendente, per ben quattro anni, con un voto di un C.d.A incompleto, nonostante una interpellanza parlamentare di un senatore, e ben oltre la naturale scadenza del mandato del presidente.
Molti di voi hanno percepito da tempo il pericolo rappresentato da quella sorta di polveriera che è il Teatro Massimo, ed a dire il vero la solidarietà dei colleghi non ci è mai mancata, giustamente preoccupati che quanto avveniva ed avviene laggiù potrebbe estendersi a macchia d’olio: anzi approfittiamo dell’occasione per ribadire ancora il sentito ringraziamento a quanti hanno suonato e cantato con noi il 30 aprile,  u. s. 
Non ci possiamo ritenere altrettanto soddisfatti della posizione assunta dalle segreterie nazionali, sulla vicenda palermitana ritenendo che il carattere territoriale potesse loro esentare dalla vertenza.
Probabilmente manca la consapevolezza che il settore non va più inteso come un indefinito aggregato di particelle, ma va inteso come un corpo unico. Ci dobbiamo convincere che non siamo 13 fondazioni staccate, ma un sistema organico di settore, e che il problema di un Teatro rappresenta un pericolo incombente sulla testa di tutti, come un infelice modello da esportare anche nelle altre realtà. Portiamo ad esempio la modifica della norma statutaria relativa alla nomina del direttore artistico del nostro teatro, ispirata dallo statuto dell’Arena di Verona, e poi inserita nel sempre presente Asciutti. Certamente siamo preoccupati se è questo l’agente negoziale che dovrebbe sedersi al cospetto di una controparte che batte i pugni a suon di leggi e decreti. La fatica e la lentezza burocratica delle azioni assunte a livello nazionale, è evidenziata ancora di più dalla rapidità con cui i lavoratori, in periferia, si scambiano preziose informazioni; inoltre si commenta da sola la pregevole iniziativa di numerose strutture territoriali, addirittura costrette a chiedere alle segreterie nazionali di “far qualcosa” per provare, almeno, ad abrogare l’asciutti e noi di Palermo contiamo, quanto prima, di aggiungere anche il nostro teatro alla già ricca lista.  
Non ce ne vogliano i cari amici segretari, che sappiamo essere sommersi ed oberati di lavoro, siamo qui per gridare a voce alta, ove ce ne fosse ancora bisogno, che la situazione si complica, e che in prossimità del DPEF, riteniamo che le segreterie nazionali debbano riappropriarsi del loro ruolo di guida, indirizzo e coordinamento di una azione che non può più essere frammentata o lasciata alla coraggiosa iniziativa della base: ci vuole dell’altro!
Ci vuole, a nostro avviso, una reazione forte e che abbia un carattere omogeneo e conforme all’azione di governo che vuole, a colpi di leggi, e fuori dalle dinamiche negoziali, imporre la sua volontà ed il suo progetto. Riteniamo di dover assumere la grande responsabilità di rispedire al mittente il goffo tentativo di estorcere il rinnovo contrattuale, benché tutti sappiamo che l’adeguamento del biennio è cosa dovuta ed attesa come pure necessari sarebbero i 18 milioni di euro, e riteniamo che il sacrificio vale il recupero del decoro e del prestigio del sindacato e di quello che esso rappresenta.
Dovremmo  mobilitarci a livello capillare per avviare un’iniziativa abrogativa a carattere popolare anche e soprattutto in vista della promessa implementazione del FUS, per i prossimi anni, come il ministro ha annunciato tramite l’ANSA, implementazione che verosimilmente sarà il battistrada per la pretesa di ulteriori ed unilaterali sacrifici.

postato da: napoliopera alle ore 12:41 | link | commenti (1)
categorie: comunicati
lunedì, 02 ottobre 2006

Fus: Rutelli, 600 mln fino al 2009

(ANSA) - ROMA, 1 OTT - Nella finanziaria c'e' una svolta per lo spettacolo: ci sono fondi per 600 milioni nel prossimo triennio per il Fus ,ha annunciato Rutelli. E' un fondo - ha spiegato il ministro - che era in calata costante: oltre ai 150 milioni gia' disponibili per il 2006, 2007 e 2008, ci saranno altri 100 milioni per il 2007, 150 milioni per il 2008 e 200 milioni per il 2009. Saranno destinati al teatro, alla musica, al cinema alla danza, umiliati in questi ultimi anni con tagli indiscriminati.


postato da: napoliopera alle ore 13:36 | link | commenti (1)
categorie: comunicati
domenica, 24 settembre 2006

DALLA SCALA DI MILANO

COMUNICATO SINDACALE 
Con la ripresa dell’attività, dopo la pausa elettorale ed estiva, i Lavoratori e le Lavoratrici del Teatro alla Scala , le RSA e le Segreterie Territoriali Milanesi riuniti in assemblea hanno fatto il punto della situazione sui provvedimenti emanati nella passata legislatura e sulla situazione contrattuale del settore ormai ferma da quattro anni. 
L’ex decreto Asciutti , diventato legge , il blocco delle assunzioni reiterato nella passata finanziaria anche per il triennio 2006-2008, l’annoso problema dell’età pensionabile dei ballerini, oltre ad essere ingiusti, hanno e stanno creando problemi nella gestione dell’organizzazione del lavoro e nel diritto del lavoratore non più accettabili. 
L’ennesimo taglio al Fondo Unico dello Spettacolo, oltre ad aver creato il disavanzo nel bilancio di previsione 2006, ha impedito sino ad ora il rinnovo del biennio e del contratto di lavoro e, sommato alla Legge Asciutti, di fatto impedisce una concreta trattativa per il rinnovo del Contratto Integrativo Aziendale. 
Per queste ragioni, le Organizzazioni Sindacali Milanesi, che si rapporteranno con le proprie segreterie Nazionali per le iniziative più generali, hanno deciso delle prime azioni d’informazione e di lotta. 
Si è organizzato per il giorno 25 settembre p.v. un incontro con i Parlamentari milanesi per illustrare la situazione, le ragioni e le proposte sindacali anche in vista del varo della nuova Legge Finanziaria dello Stato e chiesto un incontro con il C.d.A. della Fondazione e con il suo Presidente. 
L’Assemblea generale ha approvato la proposta sindacale di proclamazione di una prima giornata di sciopero per il giorno 10 ottobre 2006. 
Con l’evolversi della situazione saranno valutate e decise eventuali, ulteriori iniziative.   
RSA Teatro alla Scala
Segreterie Territoriali Milanesi
SLC-CGIL, FISTEL-CISL, UILCOM-UIL, FIALS 
Milano, 21 settembre 2006

postato da: napoliopera alle ore 21:44 | link | commenti
categorie: comunicati
sabato, 16 settembre 2006

A volte ritornano ...

IL MATTINO 16/9/2006

Gioacchino Lanza Tomasi è stato riconfermato sovrintendente del teatro di San Carlo. Lo ha deciso il consiglio di amministrazione del lirico napoletano riunito ieri sera sotto la guida del sindaco Iervolino, presidente della fondazione. Vicepresidente resta il senatore Fulvio Tessitore. Alessio Vlad, invece, nominato consulente la scorsa primavera, è il nuovo direttore artistico. Si completa così la dirigenza sancarliana dopo la scadenza degli incarichi, lo scorso mese di luglio. Una scadenza che ha coinciso con le elezioni amministrative e quindi anche con il rinnovo del Comune. Tessitore, peraltro, resta il rappresentante del Comune in seno al cda. Una scelta del sindaco che ha confermato fiducia nei suoi confronti visto il lavoro svolto in teatro negli ultimi anniMancano ancora, invece, i due rappresentanti della Regione, il cui iter per scegliere i nuovi consiglieri di amministrazione è abbastanza complesso. Nel nuovo cda della Fondazione San Carlo entrano anche il presidente della Provincia, Dino Di Palma (socio fondatore), Rosita Marchese e Geppina Gambardella Punzo, nominate dal ministro per i Beni Culturali Rutelli in rappresentanza del ministeroPer loro, ieri, il primo incontro ufficiale con il lirico napoletano. Tanto che gran parte della riunione del cda pare sia stata dedicata ad illustrare loro i problemi sul tappeto e soprattutto la difficile situazione economica. Non è un mistero, infatti, che il San Carlo, come molte altre Fondazioni liriche italiane, abbia i conti in rosso. Circa 18 milioni accumulati dal 2000 in poi, nonostante un sostanziale pareggio dei conti nel 2005 grazie anche all’acquisizione nel patrimonio del teatro di Palazzo Cavalcanti, dono del Comune. Le attenzioni sono puntate sul governo e sulla prossima Finanziaria che potrebbe integrare parte dei fondi del Fus, il fondo unico per lo spettacolo ridimensionato progressivamente negli ultimi anni (nel 2001 per il San Carlo era di 20 milioni, nel 2006 dovrebbe essere di 14 rispetto a un bilancio che oscilla intorno ai 35 milioni di euro). Lunedì, nel foyer del teatro, un incontro pubblico con Lanza e con i dirigenti del teatro. Si parlerà dei problemi del San Carlo, ma anche della nuova stagione ormai alle porte (inaugurazione della lirica il 2 dicembre con «Falstaff», sinfonica al via il 21 ottobre con l’orchestra diretta da Jeffrey Tate). La campagna di abbonamenti è già partita come pure una serie di nuove iniziative, tra cui un magazine che verrà inviato via e mail agli interessati e che, una volta rinnovato il sito sancarliano, sarà immesso on line ogni mese. Il numero ora in distribuzione (per riceverlo, scrivere all’indirizzo lettere@teatrosancarlo.it) è focalizzato sulla prossima produzione, «Il flauto magico» di Mozart con la regia, le scene e i costumi di William Kentridge, la cui «prima» è fissata per il 4 ottobre con una serata di gala. Nella stessa serata verrà esposto nel foyer un arazzo firmato dall’artista sudafricano che già nei mesi scorsi aveva esposto a Napoli, da Lia Rumma, alcuni dei suoi studi per l’opera mozartiana.

A futura memoria  gennaio 2006 ...


postato da: napoliopera alle ore 15:28 | link | commenti
categorie: varie
martedì, 12 settembre 2006

Care amiche ed amici,
giro con piacere questo link che permette di raccogliere adesioni nella speranza di un nuovo corso della televisione, affinchè vi sia una maggiore presenza di programmi culturali di musica, opera e teatro. Proviamoci, costa solo un minuto 
della nostra attenzione.

UN APPELLO PER LA MUSICA E LA CULTURA IN RAI


postato da: napoliopera alle ore 18:10 | link | commenti
categorie: varie
venerdì, 11 agosto 2006

SIAMO SU SCHERZI A PARTE ????

Invitiamo tutti quelli che non sono ancora in vacanza  a visitare il sito del Teatro di San Carlo e a dare un'occhiata al "ferragostano"

Bando di Concorso Orchestra Stabile Teatro di San Carlo

E' possibile che l'articolo 9 del bando faccia riferimento al decreto Asciutti ignorando che il blocco delle assunzioni per il 2006 ed il 2007 è previsto dall'art. 614 del maxiemendamento all'attuale finanziaria   e non dalla legge 31 marzo 2005, n. 43 che le vietava invece solo per l'anno 2005 !!!!!!!!!!!!!

Legge 31 marzo 2005, n. 43"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, recante disposizioni urgenti per l’università e la ricerca, per i beni e le attività culturali, per il completamento di grandi opere strategiche, per la mobilità dei pubblici dipendenti, nonché per semplificare gli adempimenti relativi a imposte di bollo e tasse di concessione. Sanatoria degli effetti dell’articolo 4, comma 1, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 280"

6. Per l'anno 2005, alle fondazioni lirico-sinfoniche e' fatto divieto di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato. Fino al medesimo termine, il personale a tempo determinato non puo' superare il quindici per cento dell'organico funzionale approvato. Hanno comunque facolta' di assumere personale a tempo indeterminato, nei limiti delle rispettive piante organiche e senza nuovi oneri o maggiori oneri per la finanza pubblica, le fondazioni con bilancio verificato dell'anno precedente almeno in pareggio.

COME SONO POSSIBILI QUESTE  INESATTEZZE NEL TANTO FURTIVO E "VACANZIERO" BANDO ????1° Vola (2 posti) (scadenza 10 dicembre 2006)

 

 


postato da: napoliopera alle ore 20:19 | link | commenti
categorie: varie
martedì, 25 luglio 2006

LE DONNE ALLA GUIDA DEI TEATRI LIRICI

Manager della finanza, ex atlete, cantanti, editrici, imprenditrici, docenti universitarie. Tante donne provenienti da esperienze diverse, quelle scelte dal Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Francesco Rutelli, per i vertici dei maggiori enti lirici. Su 18 consiglieri di varie fondazioni lirico-sinfoniche, 11 sono signore con curriculum di tutto rispetto.
Per la prima volta, una "rappresentanza di genere" del 39% spetta agli uomini, mentre le donne sono il 61% ... Su 18 persone designate, 11 sono donne!
Rutelli ha indicato Evelina Christillin al Regio di Torino, Rosellina Archinto e Luigi Giraldi al Carlo Felice di Genova, Caterina Virdis Limentani e Gigliola Cinquetti all'Arena di Verona, Franca Coin, Giorgio Orsoni e Gigliola Zecchi alla Fenice di Venezia, Orazio Bobbio e Bogtan Kralj al Verdi di Trieste, Anna Majani e Federico Stame al Comunale di Bologna, Lula Sarchioni all'Opera di Roma, Antonello Arru e Gabriella Locci al Lirico di Cagliari, Geppina Gambardella e Rosita Marchesi al San Carlo di Napoli, Piero Violante al Massimo di Palermo.
Le scelte riguardano imprenditrici e manager, operatori ed organizzatori culturali e docenti universitari che avranno il compito, di contribuire all' innovazione e al consolidamento di un settore della cultura italiana di immenso valore ma che, negli anni passati, ''ha subito pesanti decurtazioni''

IL MATTINO 25/7/2006  LE SIGNORE DEL NUOVO CDA

Donatella Longobardi «Il San Carlo? Tentiamo». Geppina Gambardella, neoconsigliere d’amministrazione del teatro, ci crede. La signora è moglie di uno degli industriali di punta della città: Gianni Punzo. E anche lei, al fianco del marito, è da anni impegnata nella guida dell’Interporto. Ma di lirica e dei problemi del teatro confessa di saperne poco. Ora entra nel cda come rappresentante del ministro dei Beni Culturali, Rutelli. «Sono pronta a dare una mano, vediamo i problemi e cerchiamo di risolverli», afferma lady Punzo che fino a ieri non aveva ancora ricevuto materialmente la nomina dal ministero. Entra nel cda del teatro, sempre su nomina ministeriale, un’altra signora napoletana molto in vista, Rosita Marchese, manager televisiva e produttrice, una lunga carriera alla Rai, poi a Stream e Sky come direttore di produzione e broadcasting e quindi direttore della piattaforma digitale terrestre satellitare per il calcio, nonché membro del cda della Film Commission Campania. Fiction, documentari e tecnologie, dunque. «Entrare in un’istituzione prestigiosa come il San Carlo è una bella soddisfazione, sono orgogliosa. E poi, dopo tanti impegni romani, sono felice di tornare a lavorare mia città», dice. In questi giorni in vacanza nei mari del Nord, la Marchese non si nasconde le difficoltà della gestione di un teatro afflitto dai conti in rosso come tante altre Fondazioni liriche dopo i ripetuti tagli governativi al Fus, il fondo unico per lo spettacolo. «La situazione è complessa - riflette - e va affrontata con impegno e serenità. Pubblico o privato? Non credo che esista una ricetta unica, bisogna saper governare e coniugare i due aspetti». Di una cosa però la manager è certa: «Il San Carlo ha bisogno del pubblico per garantire un’offerta di qualità, ma ci sono possibilità di inserimento di nuovi sponsor che vanno verificate, anche al di là dell’ambito cittadino e regionale. Certo, bisogna saper riprendere la progettualità, il compito è impegnativo». Ma di fronte alle difficoltà non si spaventa neppure la signora Punzo che, prima di accettare, naturalmente ne ha discusso in famiglia: «Tempo fa mi telefonò Riccardo Villari proponendomi l’incarico. Gli chiesi un po’ di tempo per riflettere e ne parlai con mio marito». E lui? «Mi ha lasciata libera di scegliere, dicendomi che per me sarebbe stata una cosa piacevole, il San Carlo è la più importante istituzione culturale cittadina e va supportato». La signora ha parlato del San Carlo anche con il ministro Rutelli, sabato a Ceppaloni, dove si sono incontrati in occasione del matrimonio del figlio del ministro Mastella. «In effetti - spiega - il nostro è stato più che altro un pour parler, era la prima volta che ci incontravamo. Mi ha spiegato che intendono dare al teatro un’impostazione più vicina alla gente comune, non farne solo un luogo per un pubblico di élite. Io stessa non sono una frequentatrice assidua del Lirico, mi è capitato di andare a qualche “prima” con mio marito, però non sono un’esperta né una melomane. E anche il mio lavoro è lontano dal mondo dello spettacolo, mi interesso di tutt’altro. Però sono pronta a dare una mano, anche a Rutelli ho ribadito la mia disponibilità e già mi sto calando nel problema per vedere cosa fare. È una bella sfida».


postato da: napoliopera alle ore 16:57 | link | commenti
categorie: comunicati
venerdì, 21 luglio 2006

COMUNICATO DEL 17 LUGLIO DEL COMITATO PER LO SPETTACOLO

Si è riunito ieri, presso il Ministero per i beni e le attività culturali, il Comitato per i problemi dello spettacolo presieduto da Elena Montecchi, Sottosegretario con delega su questa materia. Il Comitato ha approvato la proposta di suddivisione tra i settori dello spettacolo italiano dello stanziamento aggiuntivo di 50 milioni di euro a favore del Fondo Unico dello Spettacolo, reperiti con il decreto-legge n. 223 del 2006.
"Con questo stanziamento - dice il Sottosegretario Montecchi - si è voluto incrementare le risorse destinate allo spettacolo, pesantemente tagliate negli anni precedenti. Si tratta di risorse che devono essere orientate alla produzione, non alle spese di gestione o ai costi fissi delle istituzioni". "Dall'associazionismo dello spettacolo - prosegue - ci è stato chiesto di investire, ma anche di investire meglio. Bene, cominciamo da adesso, con una ripartizione nuova e più equa".
"Un riparto - dice ancora Montecchi - che deve ispirarsi a un criterio di solidarietà: solidarietà verso quei settori, come la danza e la prosa, che più di altri sono stati penalizzati dalle passate amministrazioni. Abbiamo quindi messo a punto un'inversione di tendenza rispetto alle rigide e vecchie aliquote sin qui operanti: questi 50 milioni di euro faranno tirare un sospiro di sollievo allo spettacolo".
La ripartizione dello stanziamento integrativo è stata quindi così stabilita:
Fondazioni lirico-sinfoniche
€ 18.000.000
Attività Cinematografiche
€ 8.500.000
Attività di Prosa
€ 12.750.000
Attività Musicali
€ 9.650.000
Attività di Danza
€ 1.100.000

MiBAC - Ufficio Stampa

postato da: napoliopera alle ore 09:40 | link | commenti
categorie: comunicati
Proud Opera-Mom of Pietro Spagnoli